Gestione antiriciclaggio e mitigazione del rischio all’interno dello studio professionale solo in pratica

Le nuove indicazioni normative, ancor più che in passato, mettono al centro le funzioni organizzative quale strumento per la gestione e la mitigazione del rischio di riciclaggio all’interno degli studi professionali dei Commercialiti, degli Avvocati, dei Consulenti del Lavoro, dei Notai e dei Centri Elaborazione dati contabili.

Con noi soltanto pratica e operatività il resto non ci interessa 

Con la nostra esperienza, abbiamo realizzato un percorso di formazione operativa che contiene le migliori indicazioni relative alla normativa antiriciclaggio, e lo abbiamo pensato per proporre una soluzione ragionata alle necessità dell’intero studio professionale, coinvolgendo tutti gli addetti nell’ambito dei possibili diversi ruoli assegnati.

Nel nostro gruppo di lavoro ci piace studiare e fare ricerca per analizzare i reali fabbisogni formativi del mondo dei professionisti, e soltanto dopo questa accurata e continua ricerca abbiamo realizzato questo percorso che raccoglie le esperienze e le necessità di migliaia di ore e confronto con i professionisti e gli ordini Professionali.

In oltre 400 eventi, tra convegni, seminari e master, abbiamo sempre prestato attenzione, mediante appositi report interni, al monitoraggio dei quesiti e delle richieste di chiarimento in aula, da cui, il nostro centro studi, mediante analisi ed elaborazione, ha estratto le reali necessità e fabbisogni di conoscenza del mondo dei professionisti.

Con questo patrimonio di esperienza, sempre in continua evoluzione, noi proponiamo esattamente ciò che il professionista desidera in termini di accrescimento e formazione nell’ambito della normativa antiriciclaggio.

Non è teoria ma il nostro metodo di ricerca

Il nostro percorso tecnico, realizzato in forma seminariale ed aperto al dibattito e all’analisi delle varie casistiche, si concentra sugli aspetti salienti e centrali della normativa antiriciclaggio:

  • L’adeguata verifica e la gestione dell’incarico e la conservazione
  • I segnali di pericolo e la segnalazione delle operazioni sospette
  • Le tecniche ispettive dei controlli della Guardia di Finanza
  • L’addestramento del personale dipendente

Quattro docenti, quattro esperienze, 12 ore di operatività per i professionisti, 4 ore di operatività per i dipendenti, un canale aperto per i tuoi quesiti per tutta la durata del percorso e le dispense e i modelli per l’adeguata verifica nel tuo studio.

Dott. Antonio Fortarezza
Dottore Commercialista in Milano – Presidente Commissione Antiriciclaggio ODCEC Milano
Dott. Giovanni Barbato
Chief Internal Auditors Veronafiere, Presidente e membro di Organismi di vigilanza, cultore di diritto tributario presso l’Università di Verona e già ufficiale della Guardia di Finanza
Dott. Donato Montagna
Colonnello della Guardia di Finanza in congedo, Revisore dei Conti. Esperto in criminalità economico finanziaria – Commissione Antiriciclaggio ODCEC di Milano
Dott. Cesare Montagna
Consulente procedure antiriciclaggio per i professionisti, Centro Studi Ateneos Conformità Normativa

Nuovo libro con Euroconference Editore dei docenti

Per approfondimenti è appena uscito il nuovo libro di Fortarezza Antonio e Barbato Giovanni sulle procedure antiriciclaggio negli studi.

 

 

Per il commercialista abusivo brutte novità con carcere fino a tre anni, sanzioni fino a 50 mila euro e confisca

Per il commercialista abusivo, le cose non sono mai andate bene in passato, dovendosi districare nell’indicare nelle proprie fatture prestazioni generiche e diverse da quelle che rendeva (è molto gettonata la descrizione in fattura: elaborazione dati, che è un evergreen per tutto), oppure inventarsi le cose più folli per poter trasmettere le dichiarazioni fiscali al sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate.

Per non parlare dell’ansia da incasso delle parcelle, perchè l’articolo 2231 del codice civile, prevede senza mezzi termini che l’abusivo esercente di una professione protetta, non ha diritto di ricevere il compenso, in pratica il cliente che si accorge che le prestazioni professionali sono rese, ad esempio da un commercialista abusivo, può non effettuare il relativo pagamento.

Tra l’altro, sull’argomento, la Cassazione (n. 10937/1999) ha stabilito che l’art 2231 si applica anche quando la prestazione resa al cliente sia riferibile ad una società, per essersi essa assunta contrattualmente tale impegno, a nulla rilevando che la società si sia servita, per l’espletamento di detta attività, di tecnici iscritti ai relativi albi.

Se allo scenario già di per se inquietante sopra evidenziato, ci aggiungiamo che i proventi derivanti dal delitto non colposo di esercizio abusivo della professione di commercialista, sono proventi illeciti, in quanto proventi da reato (la legge parla di delitto non colposo e la condotta di esercizio abusivo è un delitto non colposo), lo sfortunato commercialista abusivo, ha anche il problema all’orizzonte del delitto di riciclaggio o peggio di autoriciclaggio, con una misura detentiva che può arrivare fino a 12 anni di reclusione, aumentata perchè il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.

In pratica se il commercialista abusivo consegna i proventi di questo delitto ad un soggetto che li versa sul proprio conto corrente, tale soggetto rischia 12 anni di carcere per riciclaggio, diversamente se quei proventi illeciti li utilizza direttamente l’abusivo, rischia lui stesso fino a 12 anni di carcere per autoriciclaggio.

Trattandosi come evidenziato sopra di proventi derivanti da attività criminosa, il commercialista abusivo, oltre al problema di dover spiegare al PM la provenienza dei propri denari, dovrà anche stare molto attento al rischio che presentandosi in banca per versare i denari illeciti provenienti da delitto, la banca effettui una segnalazione di operazione sospetta prevista dall’art. 35 del D.Lgs. 231/2007.

Nuove sanzioni per il commercialista abusivo

I guai per il commercialista abusivo, dal 15 febbraio 2018, si complicano a dismisura, poichè il legislatore ha radicalmente modificato le disposizioni relative alla condotta di esercizio abusivo di una professione, prevedendo il carcere fino a tre anni, una sanzione pecuniaria fino a 50.000 euro e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato.

Dal 15 febbraio 2018, il legislatore con l’articolo 12, della Legge 3/2018, modificando le disposizioni contenute nell’art. 348 del codice penale, ha fatto una scelta precisa di intervenire con maggiore severità sulla condotta di esercizio abusivo della professione di commercialista, che prima della modifica era punita con la reclusione fino a 6 mesi.

Quindi ad esempio, dal 15 febbraio 2018 (data di entrata in vigore delle disposizioni contenute all’art. 12 della Legge 3/2018), chi, non essendo commercialista, rende la prestazione di tenuta e redazione dei libri contabili, fiscali e del lavoro, o di elaborazione e predisposizione delle dichiarazioni tributarie e cura degli ulteriori adempimenti tributari di associazioni, persone fisiche o giuridiche, dovrà fare i conti con il non più improbabile rischio della reclusione fino a tre anni, della sanzione pecuniaria fino a 50.000 euro e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato come previsto dall’art. 348 del codice penale.

Insomma grossi guai per il fuorilegge che ha scelto di non sostenere un esame di stato ed essere assoggettato alle regole per svolgere la libera professione e quindi le attività protette previste dal D.Lgs. 139/2005.

Tra l’altro la questione seppur articolata, è stata anche ribadita dalla Cassazione a Sezioni Unite (Cass. pen., Sez. Un., ud. 15 dicembre 2011, dep. 23 marzo 2012, n. 11545) in cui tra l’altro si è molto concentrata sull’integrabilità del delitto in presenza di elementi come la continuità, l’organizzazione e la remunerazione.

Secondo la Corte, è da considerarsi commercialista abusivo chi svolge almeno una delle attività previste dal D.Lgs. 139/2005 secondo modalità di “continuatività”, organizzazione ed onerosità della prestazione, tali da creare le apparenze dell’attività professionale.

Gli stessi elementi di cui sopra, con una recente sentenza della Cassazione (n. 14815/2017), hanno stabilito che integra l’esercizio abusivo della professione il compimento senza titolo di condotte di tenuta della contabilità aziendale, redazione delle dichiarazioni fiscali ed effettuazione dei relativi pagamenti allorché lo stesso compimento venga realizzato in modo continuativo, organizzato e retribuito, tale da creare, in assenza di indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato.

Tra l’altro, le prestazioni della tenuta di servizio elaborazione dati, raccolta fatture attive e passive, registrazione corrispettivi, liquidazione Iva, liquidazione di situazioni periodiche con prospettive di costi e ricavi, svolte da un soggetto non abilitato, integrano il delitto di esercizio abusivo della professione di commercialista, (ove vi fossero ancora dei dubbi) così come ben delineato dalla Cassazione VI Penale, sentenza 24 maggio – 27 giugno 2016, n. 26617.

Sull’argomento, è di grande interesse anche la posizione dei Consulenti del Lavoro sul problema relativo ai CED con parere n.4 del 6 aprile 2017, oltre alle FAQ del 25/03/2014 con prot. 3094/U/38 relative ai CED e STP in materia di regolare esercizio della professione.

Reclusione anche per chi aiuta il commercialista abusivo

Oltre all’aggravamento delle misure punitive come sopra evidenziate, il legislatore nella modifica dell’art. 348 del codice penale, ha previsto una ulteriore condotta penalmente rilevante, prevedendo che si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di esercizio abusivo della libera professione ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

In materia di reato previsto dall’art. 348 del codice penale, la Cassazione (n. 19544/2012) ha stabilito che risponde del reato in esame, a titolo di concorso, “chiunque agevoli o favorisca lo svolgimento da parte di una persona non autorizzata di un’attività professionale per la quale è richiesta una abilitazione speciale”.

In pratica, ad esempio, diventa molto pericoloso da parte di un professionista anche iscritto in albi, stare vicino ad un abusivo e dirigere l’attività delle persone che con il fuorilegge sono concorse nel reato di esercizio abusivo della professione.

Si ricorda, che la professione di commercialista, e le relative attività previste e tutelate dal D.Lgs. 139/2005, possono essere svolte in forma individuale dal professionista abilitato, ovvero all’interno di uno studio associato o in una società tra professionisti (STP), altre soluzioni non ve ne sono.

Inoltre, il codice di deontologia professionale del Dottore Commercialista, prevede all’art. 42, il divieto per il professionista di favorire l’esercizio abusivo della professione oltre che un obbligo di comunicazione tempestiva all’Ordine dell’esercizio abusivo della professione da parte di chiunque. In pratica, oltre alle conseguenze penali sopra evidenziate, il professionista iscritto all’albo che in qualsiasi modo favorisca oppure non comunichi all’Ordine l’abusivo esercizio della professione, è destinatario di gravi provvedimenti disciplinari.

Obbligo di denuncia dell’Agenzia delle Entrate dell’abusivo

In questo scenario, i guai per il commercialista abusivo, diventano concreti e reali, poichè secondo le precedenti indicazioni e per la struttura della condotta voluta dal legislatore, il delitto di esercizio abusivo della professione è perseguibile direttamente d’ufficio, oltre che essere un reato che obbliga il pubblico funzionario ai sensi dell’art. 331 del c.p.p. a trasmettere senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria la notizia di reato.

Ad esempio il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, che entra in contatto con un commercialista abusivo che in quel momento sta rappresentando o assistendo un cliente, ha l’obbligo di denunciare la condotta in argomento senza ritardo all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 331 del cpp, e comunque allo stesso per quanto previsto dall’art. 63 del Dpr. 600/1973 è richiesto di verificare attentamente che la procura rilasciata dal cliente sia autenticata da un Notaio, poichè in caso contrario è anche prevista una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro, oltre che naturalmente la possibilità di trattare per conto del cliente con la Pubblica Amministrazione. Quindi ricapitolando, per i non iscritti agli albi, la legge prevede che la procura deve essere autenticata dal Notaio ed in tal caso, ovviamente il pubblico funzionario ha il dovere d’ufficio di verificare il corretto esercizio della libera professione e in caso contrario l’obbligo di riferire ai sensi dell’art. 331 c.p.p. la notizia di reato all’Autorità Giudiziaria.

Inoltre, si ricorda, che alla Guardia di Finanza è richiesto dalla Circolare del Comando n. 83607/2012, in occasione delle ispezioni e controlli previsti dal D.Lgs. 231/2007, la verifica della legittimazione all’esercizio dell’attività da parte del professionista ispezionato (iscrizioni in albi o registri), poichè anche la pattuglia operante, è destinataria in tal caso ai sensi dell’art. 331 del cpp dell’obbligo di riferire all’Autorità Giudiziaria la notizia di reato.

Attenzione, che anche in tema di comunicazione, ad esempio fatta sul sito web, chi promuove servizi che possono essere svolti da soggetti abilitati, e nella relativa pagina web, anche soltanto per fini di pubblicità comparativa utilizzi il termine “commercialista” (ti faccio pagare meno del tuo commercialista, o il tuo commercialista per le tue esigenze e cose del genere) è punito per esercizio abusivo della libera professione con ulteriori aggravanti, poichè palesemente crea le apparenze di una attività professionale protetta per lo svolgimento della quale è necessario essere abilitati dalla legge.

In pratica, l’amministratore o il Cda di enti, che si propongono di svolgere una delle attività protette previste dal D.Lgs. 139/2005, oltre che assumersi tutte le responsabilità amministrative e penali sopra evidenziate, dovranno prestare particolare attenzione anche alle modalità con cui comunicano, nei loro slogan spesso accattivanti, i loro servizi, poichè costoro devono anche sapere, che se inducono il pubblico soltanto a pensare che l’attività sia svolta da un commercialista, rischiano anche il reato di truffa previsto dall’articolo 640 del codice penale.

Inoltre, per come è configurato il reato di esercizio abusivo della professione di commercialista, ci sono all’orizzonte anche grossi guai per il cliente del fuorilegge, poichè, oltre a sborsare dei denari per pagare chi ai sensi dell’art. 2231 non ha diritto a ricevere il compenso, rischia ricorrendone le condizioni di legge anche fino a quattro anni di reclusione per favoreggiamento.

Di Antonio Fortarezza

Striscia la Notizia. Max Laudadio stana una fuorilegge abusiva e poi il resto lo fa la Guardia di Finanza.  Guarda il video:

I nuovi adempimenti antiriciclaggio e le procedure per lo studio professionale in un nuovo manuale pratico

Con una edizione curata da Euroconference, è stato pubblicato il nuovissimo libro sui nuovi adempimenti antiriciclaggio e le indicazioni per l’organizzazione dei professionisti, degli studi associati e per i centri elaborazione dati contabili, compreso Caf e organizzazioni di servizi contabili.

Il nuovo manuale sugli adempimenti antiriciclaggio, unico per le caratteristiche operative, presenta una nuova forma di approccio alla normativa antiriciclaggio, declinata sulle procedure per lo studio professionale e sulle funzioni organizzative per la gestione e la mitigazione del rischio di riciclaggio e del finanziamento al terrorismo per i professionisti. Visualizza l’indice del libro.

Gli autori dell’opera hanno un interessante curriculum di esperienze nell’ambito degli adempimenti antiriciclaggio e delle relative procedure antiriciclaggio: Giovanni Barbato, ex Ufficiale della Guardia di Finanza ed attualmente Chief Internal Auditor di Veronafiere e Antonio Fortarezza, Dottore Commercialista in Milano e Presidente della Commissione Antiriciclaggio dell’ODCEC di Milano, entrambi docenti insieme ad altri specialisti nella terza edizione del master antiriciclaggio per i professionisti che si svolgerà il prossimo 7 marzo 2018 a Padova in collaborazione dell’ADCEC delle Tre Venezie.

Il nuovo libro sugli adempimenti antiriciclaggio, affronta sotto un profilo organizzativo tutti gli aspetti relativi alla normativa antiriciclaggio prevista dal D.Lgs. 231/2007 come recentemente modificato lo scorso 4 luglio 2017 dal D.Lgs. 90/20017, arricchendosi della modulistica per svolgere l’adeguata verifica all’interno dello studio professionale oltre che di check list per la verifica dei vari adempimenti.

  • Check list per l’adeguata verifica della clientela;
  • Tutte le casistiche e gli esempi per l’individuazione del titolare effettivo;
  • Manuale del sistema di gestione degli obblighi antiriciclaggio per lo studio;
  • Le dichiarazioni del cliente per l’adeguata verifica;
  • Ed altro ancora

L’opera, senza perdere l’analisi delle norme di diritto sia nazionale che internazionale, si concentra nell’esame di numerose casistiche relative all’attività professionale dei Commercialisti, Avvocati, Notai, Consulenti del Lavoro e delle società di servizi o di elaborazione dei dati contabili.

 

 

 

 

 

 

Master antiriciclaggio per i professionisti e tutti gli approfondimenti operativi dedicati allo studio professionale

Master antiriciclaggio per i professionisti

Vi chiediamo sono pochi secondi di attenzione, per dirvi che con grande soddisfazione siamo arrivati alla nostra terza edizione dell’unico master antiriciclaggio con gli approfondimenti dedicati esclusivamente al mondo dei professionisti e non a quello degli operatori finanziari, che invece hanno già moltissime proposte formative.

Dopo i master antiriciclaggio a Milano e Bolzano, che hanno avuto un grandissimo successo, abbiamo pensato di proporre la nostra terza edizione con partenza il prossimo 7 marzo 2018, nella meravigliosa cornice della città di Padova.

Per il master antiriciclaggio a Padova, abbiamo lavorato con grande entusiasmo accanto all’’Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie, che è stata una guida insostituibile negli indirizzi di valori e qualità a cui notoriamente la stessa si ispira nelle proprie proposte ai Dottori Commercialisti, e che per i propri iscritti ha previsto una quota di partecipazione assolutamente conveniente.

Direzione scientifica del master antiriciclaggio

Per il master antiriciclaggio abbiamo voluto una direzione scientifica dinamica e di alto livello affidata al Dott. Donato Montagna e al Dott. Giovanni Barbato, che con la loro esperienza in qualità di Ufficiali della Guardia di Finanza oltre che esperti di diritto, ci hanno indirizzato verso aspetti della normativa di grande criticità, oltre che al contributo dell’instancabile Dott. Antonio Fortarezza, che ha raccolto le diverse esigenze del mondo dei professionisti realizzando un connubio di condivisioni e sviluppo di grande interesse.
Tra l’altro proprio il Dott. Giovanni Barbato e il Dott. Fortarezza Antonio sono gli autori di un manuale operativo sulle procedure antiriciclaggio per gli studi professionali di recente edizione da parte del gruppo Euroconference e che contiene tutte le novità previste dal D.lgs. 90/2017.

Abbiamo sempre pensato che soltanto con la ricerca e la condivisione dei nostri risultati, il nostro progetto poteva continuare, ed è per questo motivo, che dopo aver incontrato migliaia di professionisti ai nostri eventi con gli Ordini Professionali e ascoltato le diverse problematiche relative alla legge antiriciclaggio, abbiamo incaricato il nostro prestigioso gruppo di lavoro di realizzare un evento unico nel suo genere ed esclusivamente dedicato alle necessità di Commercialisti, Avvocati, Consulenti del Lavoro e Notai.

Antiriciclaggio per i professionisti con ricerca, cura ed attenzione

Nel nostro gruppo di lavoro ci piace studiare e fare ricerca per analizzare i reali fabbisogni formativi del mondo dei professionisti, e soltanto dopo questa accurata e continua ricerca abbiamo realizzato il nostro master antiriciclaggio che raccoglie le esperienze e le necessità di migliaia di ore e confronto con i professionisti e gli ordini Professionali.

La nostra metodologia didattica, orientata esclusivamente alla piena operatività dei temi che proponiamo e una direzione scientifica attenta e sensibile alle varie necessità dei professionisti, sono la garanzia dell’efficacia dei percorsi di formazione che proponiamo.

Anche i più distratti, avranno notato che i nostri programmi nei seminari di approfondimento e nel master antiriciclaggio, non sono mai stati generici, ma sempre con argomenti specifici.

Come dice sempre Paolo Tolda, che per ogni evento consulta una per una le schede di gradimento e qualità e che da anni al termine dei singoli eventi chiama uno per uno i singoli docenti:

Mi irrita anche un solo giudizio negativo sia pur con 100 giudizi positivi.

In oltre 400 eventi, tra convegni, seminari e master, abbiamo sempre prestato attenzione, mediante appositi report interni, al monitoraggio dei quesiti e delle richieste di chiarimento in aula, da cui, il nostro centro studi, mediante analisi ed elaborazione, ha estratto le reali necessità e fabbisogni di conoscenza del mondo dei professionisti.

Con questo patrimonio di esperienza, sempre in continua evoluzione, noi proponiamo esattamente ciò che il professionista desidera in termini di accrescimento e formazione nell’ambito della normativa antiriciclaggio.

Docenti del master antiriciclaggio

Per il master antiriciclaggio, abbiamo selezionato tredici docenti di grandissima qualità, e vi possiamo assicurare che la selezione è stata durissima a fronte delle decine e decine di candidature che negli ultimi mesi abbiamo ricevuto e valutato.
A tal proposito, vogliamo ringraziare tutti i candidati che abbiamo incontrato e siamo sicuri che incontreremo di nuovo per iniziative analoghe che abbiamo già in programmazione in diverse città con la nostra consueta passione.

Dopo oltre 10 anni è finito il tempo in cui si discute dei problemi, ora il sistema ha bisogno di soluzioni concrete affinchè la normativa antiriciclaggio diventi non un adempimento come ve ne sono già tanti altri, ma una procedura organizzativa finalizzata ad evitare e prevenire oltre che la circolazione di proventi da attività illecita, le gravissime ricadute in termini di coinvolgimento dei professionisti nelle attività criminose, perchè questo è quello che ci interessa.

Vi aspettiamo, perchè a noi piace conoscervi personalmente per migliorarci anche con le vostre critiche, da cui troviamo forza, energia ed ispirazione per crescere con molto rispetto per tutti, quindi iscrivetevi al nostro master antiriciclaggio.

Paolo Tolda – Direttore Generale Veda
Gianmario Stellato – Compliance Manager Veda

Antiriciclaggio con nuove indicazioni di rischio per l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio

Di Antonio Fortarezza

 

 

La riforma delle disposizioni in materia di antiriciclaggio entrate in vigore con il D.Lgs. 90/2017 lo scorso 4 luglio, ha rafforzato di indicatori di rischio alto o di segnali di allarme le disposizioni relative al sistema della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo.

L’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, ora previsto all’art. 35 del D.lgs. 231/20017, nella sua sostanza non ha subito radicali cambiamenti, se non la previsione di inviare la segnalazione alla Uif prima di compiere l’operazione, ovviamente nei casi in cui il professionista sia nelle condizioni di “compiere l’operazione”, ovvero come già previsto nelle precedenti disposizioni “senza ritardo” dal momento che maturi gli elementi del sospetto. Non c’è dubbio che con riferimento al termine di invio della segnalazione (prima di compiere l’operazione), il legislatore all’art. 35, individua un destinatario ben preciso e cioè quel soggetto che sta ponendo in essere “l’operazione”, la cui definizione è cristallizzata all’art. 1, comma 2, lettera t) del D.Lgs. 231/2007.

Prendendo alla lettera il dispositivo della legge, e senza dover interpretare ciò che è letteralmente chiaro, il legislatore individua un destinatario, che prima di movimentare, trasferire, trasmettere mezzi di pagamento, compiere atti negoziali o stipularli, deve inviare senza ritardo una segnalazione di operazione sospetta alla UIF. In punta di diritto evidentemente, il destinatario del precetto (prima di compiere l’operazione, dice la legge) è un soggetto, che in virtù del mandato ricevuto o del rapporto in essere, ha la possibilità di movimentare o di disporre fondi per conto del cliente oppure disponendo di una procura ad agire, stipuli per conto del cliente atti negoziali di varia natura. Naturalmente i primi destinatari sono proprio gli operatori bancari, che sempre sono nelle condizioni sia nei rapporti continuativi che nelle operazioni occasionali, di poter non compiere l’operazione in caso di sospetto seppur disposta dal cliente (si pensi al caso di un cliente che ordina alla banca l’esecuzione di un bonifico verso un paese individuato come a rischio).

Nella maggior parte dei casi, i professionisti, essendo incaricati di svolgere una prestazione professionale, e non una operazione per conto del cliente (non essendo una prestazione professionale intellettuale assimilabile ad una obbligazione di agire per conto o in nome del cliente), mai potranno inviare prima dell’operazione una segnalazione sospetta, per mancanza del presupposto oggettivo dell’essere coloro che tale operazione la “compiono”. Per i professionisti, rimane pienamente operativa la regola di inviare la segnalazione di operazione sospetta senza ritardo non appena maturino il sospetto previsto dalla norma, come già precedentemente previsto dalle disposizioni in vigore prima delle modifiche intervenute con il D.Lgs. 231/2007.

Per quanto riguarda gli elementi del sospetto, il legislatore direttamente nella legge primaria, individua un indicatore di sospetto attinente alla movimentazione del denaro contante, poiché stabilisce all’art. 35, comma 1, che il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non eccedenti la soglia di euro 3.000, ed in particolare il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente, costituisce elemento di sospetto.

In altro modo, il legislatore, raccogliendo le indicazioni anche delle autorità investigative, ha radicalmente cambiato il precedente approccio nell’individuare le casistiche di alto rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, riformulando le disposizioni ora contenute all’art. 24 del decreto, laddove tratta degli obblighi di adeguata verifica rafforzata della clientela.

Le casistiche individuate all’art. 24, comunque, non sono in quanto tali da ritenersi indici di sospetto, semmai elementi da valutare con grande attenzione (il legislatore stabilisce misure di adeguata verifica rafforzata) poiché evidenziano per espressa previsione di legge un alto contenuto di rischiosità.

All’art. 24, si stabilisce che, ad esempio i professionisti, nell’applicare le misure di adeguata verifica rafforzata tengono conto di fattori legati al cliente, ai prodotti o servizi o all’area geografica.

Vengono individuate, tra l’altro, le seguenti casistiche di attenzione:

  • rapporti continuativi o prestazioni professionali instaurati ovvero eseguiti in circostanze anomale;
  • clienti residenti o aventi sede in aree geografiche ad alto rischio;
  • strutture qualificabili come veicoli di interposizione patrimoniale;
  • società che hanno emesso azioni al portatore o siano partecipate da fiduciari;
  • tipo di attività economiche caratterizzate da elevato utilizzo di contante;
  • assetto proprietario della società cliente anomalo o eccessivamente complesso data la natura dell’attività svolta;
  • prodotti od operazioni che potrebbero favorire l’anonimato;
  • prestazioni professionali od operazioni occasionali a distanza non assistiti da adeguati meccanismi e procedure di riconoscimento;
  • pagamenti ricevuti da terzi privi di un evidente collegamento con il cliente o con la sua attività;
  • paesi terzi che, sulla base di fonti attendibili e indipendenti quali valutazioni reciproche ovvero rapporti pubblici di valutazione dettagliata, siano ritenuti carenti di efficaci presidi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo coerenti con le raccomandazioni del GAFI;
  • paesi terzi che fonti autorevoli e indipendenti valutano essere caratterizzati da un elevato livello di corruzione o di permeabilità ad altre attività criminose;
  • paesi soggetti a sanzioni, embargo o misure analoghe emanate dai competenti organismi nazionali e internazionali;
  • paesi che finanziano o sostengono attività terroristiche o nei quali operano organizzazioni terroristiche.

In pratica, nei casi sopra individuati, il legislatore del sistema della prevenzione, invita il destinatario degli obblighi a prestare maggiore attenzione e quindi organizzare adeguate misure per gestire e prevenire il maggior rischio, rimanendo per previsione di legge l’obbligo di svolgere l’adeguata verifica rafforzata almeno nei seguenti casi:

  • clienti residenti in Paesi terzi ad alto rischio individuati dalla Commissione europea;
  • prestazioni professionali o operazioni con clienti e relativi titolari effettivi che siano persone politicamente esposte.

Analogamente, sempre nella legge, sono individuate situazioni di alto rischio per le prestazioni professionali svolte nei confronti dei clienti previsti all’art. 42, che disciplina l’obbligo di astensione.

La norma infatti, prevede alcune situazioni al verificarsi delle quali vige l’impossibilità per il professionista di eseguire o continuare la prestazione professionale e più precisamente nei casi in cui siano, direttamente o indirettamente parte, “società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore aventi sede in Paesi terzi ad alto rischio”.

Le stesse misure si applicano anche nei confronti delle ulteriori entità giuridiche, altrimenti denominate, aventi sede nei suddetti Paesi, di cui non sia possibile “identificare il titolare effettivo né verificarne l’identità”.

In pratica, il legislatore, stabilisce che quando l’operatività del cliente o dei suoi rapporti, tocca un paese ad alto rischio, veicoli o entità particolari o situazioni in cui pur essendo possibile identificare il titolare effettivo mai nei casi di dubbi si potrà effettuare la sua verifica dei dati.

Guida antiriciclaggio – Criteri per individuare il titolare effettivo – Esame delle casistiche e domande e risposte – Faq antiriciclaggio

Dal nostro Centro Studi, una interessante guida che contiene i criteri per individuare il titolare effettivo, con le modifiche apportate al D.Lgs. 231/2007 dal D.Lgs. 90/2017 entrato in vigore lo scorso 4/7/2017.

La nostra guida antiriciclaggio, arricchita dalle faq antiriciclaggio, propone un percorso strutturato per individuare in base alle diverse tipologie di clienti, quelli che sono i criteri per individuare il titolare effettivo.

Abbiamo arricchito la pubblicazione con una serie di FAQ antiriciclaggio relative alle diverse casistiche che nell’attività professionale il professionista può incontrare elaborate sulla base delle diverse attività svolte sui temi relativi alla normativa antiriciclaggio ed analizzate nel nostro centro di ricerca.

Una lettura attenta delle nuove disposizioni mette in risalto che il legislatore ha rafforzato il concetto di titolare effettivo per definire in maniera organica delle disposizioni di grande interesse per il sistema dei presidi.

L’analisi delle casistiche analizzata nelle faq antiriciclaggio è di grande interesse ed affronta le più diverse situazioni in cui il professionista si potrebbe trovare anche in base alla diversa tipologia di cliente.

Vengono esaminati i criteri legate alle catene partecipative, nazionali, internazionali ed anche localizzate in paesi ad alto rischio, oltre che analizzate le casisitiche in cui nella catena di controllo compare una fiduciaria o un trust.

La guida con le faq antiriciclaggio relative al titolare effettivo, arricchisce di contenuti il nostro portale www.complianceantiriciclaggio.it dedicato ai nostri clienti dei servizi Ateneos conformità normativa.

Novità antiriciclaggio ed organizzazione dello studio professionale. Avviato l’autunno da Verona dei programmi formativi

Aperta la stagione della formazione dei professionisti e le novità antiriciclaggio con il primo evento a Verona.

Giornata interessante e grande partecipazione al primo evento in aula della programmazione formativa in materia di antiriciclaggio per il mondo dei professionisti.

VEDA è un ente accreditato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, per la formazione in aula su tutto il territorio nazionale, e la giornata formativa organizzata a Verona sulla normativa antiriciclaggio in pratica per gli studi professionali è stata accompagnata da moltissime indicazioni operative soprattutto per consentire di inquadrare meglio i vari obblighi previsti dalla IV direttiva UE recepita con il D.Lg. 90/2017.

Scegli la tua formazione antiriciclaggio

Consulta le sedi dei corsi di aggiornamento

Il corpo docenti di VEDA, rigorosamente selezionato per rendere le giornate formative, dei momenti di condivisione delle esperienze, è accompagnato dal nostro centro studi, che da anni analizzando e facendo ricerca continua sui fabbisogni normativi e le necessità dei professionisti, predispone procedure e materiale didattico di altissimo livello, e coordina in maniera minuziosa ogni momento della formazione.

La giornata a Verona, ha visto come docenti:

Dott. Giuseppe Mancini
Dottore Commercialista e Revisore Legale in Milano
Segretario Commissione Antiriciclaggio ODCEC Milano

Dott. Cesare Montagna
Responsabile coordinamento normativo Veda Formazione
Consulente antiriciclaggio e procedure di conformità
Centro Studi Ateneos Diritto e Conformità normative

Le nostre giornate formative con VEDA ed il programma autunnale, sono ispirate al COME FARE PER, un concetto tanto semplice quanto spesso dimenticato. La formazione è trasmettere conoscenza, e noi con VEDA, abbiamo preso questo impegno e lo vogliamo rispettare.

I nostri programmi formativi sono programmi chiari e precisi su cosa vogliamo trasmettere con la formazione. A noi non interessano quelle estenuanti discussioni sull’esegenesi della norma, ci interessa concentrarci sui concetti che ci servono per rispettare le varie norme. Il materiale che il nostro Centro Studi prepara per i nostri eventi è estremamente operativo e ragiona sempre sul COME FARE PER

Per i consulenti del lavoro, confermate le prestazioni soggette alla normativa antiriciclaggio in una nuova circolare

Il Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19.06.2017, entrato in vigore lo scorso 4 luglio, e che ha come destinatari anche i consulenti del lavoro, ha introdotto modifiche significative alle vigente disciplina in materia di prevenzione all’uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio di proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, adattandola alla Direttiva (UE) 2015/849 (c.d. IV Direttiva Antiriciclaggio) e al Regolamento europeo n. 2015/847.

Legge antiriciclaggio per i consulenti del lavoro spiegata dal CNO

Per far fronte a queste disposizioni il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 1144 del 5 settembre 2017, ha predisposto un utile vademecum denominato: “La riforma dell’antiriciclaggio” che illustra gli ambiti di applicazione della normativa e gli obblighi della Categoria.

All’interno sono illustrati i principali adempimenti di legge, i criteri generali per l’adeguata verifica e valutazione del rischio, le sanzioni amministrative e penali applicabili.

Formazione antiriciclaggio per consulenti del lavoro accreditati dal CNO

Consulta le sedi dei corsi di aggiornamento

Nella circolare n. 1144 del 5 settembre 2017, vengono confermate le prestazioni soggette all’antiriciclaggio per i consulenti del lavoro, e tra queste, di particolare interesse e rilevanza risultano le seguenti:

  • gestioni di posizioni previdenziali e assicurative;
  • consulenza per la predisposizione e la gestione di un piano di assunzioni di personale per conto di un’azienda che necessiti la valutazione di tutti gli aspetti giuridici, economici, contabili, assicurativi, previdenziali e sociali;
  • consulenze a qualsiasi titolo sul trasferimento delle attività economiche compreso le posizioni e i diritti dei dipendenti;
  • consulenze continuative attinenti la gestione o l’amministrazione di società cooperative, Onlus ed altri enti;
  • gestioni di incassi e versamenti in nome e per conto del cliente.

Per quanto riguarda i Consulenti del Lavoro, la Direttiva (UE) 2015/849 recepita dal Decreto Legislativo n. 90/2017, ha mantenuto l’esenzione dall’obbligo di adeguata verifica relativa allo svolgimento dell’attività di mera redazione e trasmissione ovvero di sola trasmissione delle dichiarazioni derivanti dagli obblighi fiscali e dagli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui all’art. 2, della L. n. 12/1979.

Tuttavia ha confermato i Consulenti del Lavoro tra i principali soggetti obbligati al rispetto dell’intera disciplina, ampliandone notevolmente gli adempimenti e le correlate sanzioni per inosservanze, in quanto Professionisti con attività polivalente e, pertanto, annoverati a pieno titolo quali attori principali nella prevenzione e contrasto dell’uso del sistema economico e finanziario a scopo di riciclaggio e finanziamento.

Antiriciclaggio con nuovi obblighi per i sindaci e per il collegio sindacale nella nuova disciplina prevista dal D.Lgs. 90/2017.

Di: Antonio Fortarezza

Tra le tematiche immediatamente sorte all’alba del nuovo Decreto Antiriciclaggio n. 90 del 25 maggio 2017, d’ora in avanti Decreto, che maggiormente hanno attirato la lente interpretativa di autori e commentatori, oscurando talvolta anche altri disposti normativi presenti nel Decreto che avrebbero meritato altrettanta se non maggiore attenzione, vi è senza alcun dubbio la questione relativa al rientro a pieno titolo delle prestazioni ricomprese negli obblighi antiriciclaggio dell’incarico di sindaco privo di funzione di revisione.

La questione sicuramente si origina da due elementi che, apparentemente e solo in un’ottica in cui non ci si voglia confrontare in maniera pedissequa con il dettato normativo attualmente vigente ed entrato in vigore il 4 luglio 2017, sembrano creare delle zone d’ombra sulla questione specifica, ovvero: l’inquadramento degli obblighi a carico dei sindaci dei soggetti non vigilati anche alla luce della precedente esclusione e la dualità creatasi per l’elemento di ricomprensione all’interno degli obblighi del professionista, nella sua più pura espressione professionale, rispetto ad altri soggetti non ricompresi direttamente dal Decreto, pur potendo questi pariteticamente rivestire il ruolo di sindaci all’interno degli enti.

Leggi l’approfondimento completo:

Nel processo tributario impugnabilità meramente facoltativa dell’atto tributario invalidamente notificato ma “aliunde” conosciuto

Tutela Tributaria, di:
Massimo De Nardi
Dottore Commercialista in Treviso
Alessandro Donadi
Avvocato in Treviso e Oderzo

3 aprile 2017 – CTP Sassari n. 891/2016

Conoscenza “aliunde” dell’atto tributario invalidamente notificato: la giurisprudenza di merito recepisce “in toto” i principi affermati dalle Sezioni Unite

Commentiamo una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Sassari, interessante per la chiarezza con cui applica i principi sanciti dalle Sezioni Unite sul termine d’impugnazione di un atto tributario invalidamente notificato ma conosciuto “aliunde” dal contribuente.

Con sentenza n. 891/2016, infatti, il collegio sassarese ha affermato che l’invalida notifica dell’atto tributario impedisce il decorso del termine di cui all’art. 21 Decreto Legislativo n. 546/1992, precisando altresì che la conoscenza dell’atto acquisita “aliunde” ne consente, in via meramente facoltativa, l’impugnazione. Nella fattispecie, il contribuente aveva impugnato un’ipoteca esattoriale, notificatagli a un indirizzo sbagliato e di cui era venuto a conoscenza per caso, attraverso una visura ipotecaria effettuata dalla propria banca. “Equitalia” aveva eccepito la tardività del ricorso, perché proposto oltre i sessanta giorni dalla suddetta visura, con cui il contribuente aveva preso contezza dell’ipoteca. La Commissione, però, ha respinto l’eccezione, affermando che la conoscenza acquisita “aliunde” dell’atto invalidamente notificato non obbliga il contribuente all’impugnazione, essendo quest’ultima meramente facoltativa. Il giudice di merito, quindi, recepisce i principi sanciti dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 19704/2015. Quest’ultima, nell’affrontare la questione dell’impugnabilità o meno dell’estratto di ruolo, si è occupata anche del termine d’impugnazione di un atto tributario invalidamente notificato ma conosciuto, di fatto, dal contribuente. Più in particolare, le Sezioni Unite hanno affermato che soltanto la regolare notifica dell’atto tributario obbliga il contribuente a impugnarlo nel termine di sessanta giorni: la conoscenza dell’atto acquisita “aliunde”, invece, rende l’impugnazione meramente facoltativa.

Le argomentazioni usate dalla commissione provinciale sono le stesse delle Sezioni Unite: natura “recettizia” degli atti tributari; principio di effettività della tutela giurisdizionale ex art. 24 della Costituzione; “principio della parità delle armi” tra Fisco e contribuente.

La sentenza di Sassari ha fatto buon governo dei suddetti principi, in una materia peraltro delicata come quella dell’ipoteca esattoriale, dove l’erronea notifica del provvedimento può avere conseguenze dirompenti per il contribuente, che può rimanere per anni sottoposto alla misura cautelare senza saperne nulla. La pronuncia delle Sezioni Unite, poi, è stata quantomai opportuna, perché ha probabilmente soffocato, sul nascere, un contrasto giurisprudenziale sull’interpretazione dell’art. 21 Decreto Legislativo n. 546/1992 (in senso conforme alle Sezioni Unite, infatti, si era pronunciata Cass. Civ. n. 9891/2001; in senso contrario, invece, si era espressa Cass. Civ. n. 2728/2011). A nostro avviso, poi, l’orientamento delle Sezioni Unite e del collegio sassarese è giustificato anche dal tenore letterale delle norme. Invero, non può sfuggire la differenza testuale tra l’art. 21 Decreto Legislativo n. 546/1992, norma precipua del settore tributario, e l’art. 41 del Codice del Processo Amministrativo, norma generale in ambito amministrativo. L’art. 21, infatti, prevede che il termine impugnatorio decorra soltanto dalla notifica dell’atto: “il ricorso deve essere proposto a pena di inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato”. L’art. 41, invece, fa decorrere il termine per l’impugnazione anche dalla comunicazione o dalla piena conoscenza del provvedimento: “il ricorso deve essere notificato (…) entro il termine previsto dalla legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza (…)”