Voluntary disclosure e obbligo di segnalazione di operazione sospette antiriciclaggio dell’Agenzia delle Entrate

Con la proroga, degli adempimenti, si discute ancora molto sulla portata delle disposizioni che disciplinano l’esenzione per Avvocati e Dottori commercialisti dall’obbligo di segnalare le operazioni sospette, nell’ambito della loro assistenza nelle pratiche previste dalla Legge 186/2014, relativa alla voluntary disclosure, e ciò in base a quanto previsto dall’art. 12, comma 2) del D.Lgs. 231/2007.

Anzi, sull’argomento, proprio recentemente, il 24/09/2015 la Direzione Regionale della Lombardia ha emanato le risposte ai quesiti trattati nell’ambito dell’Osservatorio DRE – Codis, in materia di Voluntary Disclosure, e pur essendo doveroso osservare, che tali risposte non hanno ancora alcun valore ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, in un quesito avente ad oggetto l’esenzione dalla segnalazione di operazione sospetta inoltrato dall’Ordine degli Avvocati, l’Agenzia delle Entrate ha risposto che “…si ritiene che vi sia un esonero per l’Avvocato dall’obbligo di segnalazione di operazioni sospette ex art. 41 Dlgs n. 231/2007, e ciò per l’applicazione dell’art. 12 D. LGS n. 231/2007 e della sentenza della Corte di Giustizia UE 26.6.2007 (Proc. C 305-5)...”

Infatti, la sentenza della Corte di Giustizia UE 26.6.2007 (Proc. C 305-5), correttamente richiamata dall’Agenzia delle Entrate, evidenzia che “…gli Stati membri non sono tenuti ad applicare gli obblighi di cui al paragrafo 1 ai notai, ai professionisti legali indipendenti, ai revisori, ai contabili esterni e ai consulenti tributari con riferimento alle informazioni che essi ricevono da, o ottengono su, un loro cliente, nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza di questo cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale provvedimento compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso….”

Per quanto riguarda la Voluntary Disclosure, va subito chiarito, che nessuna perplessità o incertezza sussiste per tutti gli altri destinatari della normativa antiriciclaggio (diversi dai professionisti) quando si avvicinano o sono nei paraggi di tali situazioni, poiché le Banche e tutti gli altri intermediari finanziari, compreso la Pubblica Amministrazione, sono obbligati a segnalare senza nessun indugio, e soprattutto senza nessuna esimente normativa, ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 231/2007 quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano state compiute, che si stiano compiendo o tentando di compiere operazioni di riciclaggio.

Correttamente proprio il MEF, in molte occasioni, ha ribadito che sono dovuti tutti gli obblighi di prevenzione e di contrasto previsti dalla normativa antiriciclaggio, tra i quali anche la segnalazione di operazioni sospette, e in ultimo ribadito anche nel recentissimo D.L. 153/2015.

OBBLIGO DI SEGNALAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Tra i destinatari dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette, vi è anche la Pubblica Amministrazione.

L’articolo 10, comma 2, del D.Lgs. 231/2007, stabilisce che le disposizioni contenute nel decreto, fatta eccezione per gli obblighi di identificazione e registrazione indicati nel Titolo II, Capi I e II, si applicano altresì: (…) agli uffici della pubblica amministrazione.

All’art. 41 del D.Lgs. 231/2007, si stabilisce che i soggetti indicati all’art. 10, comma 2 (e quindi gli uffici della Pubblica Amministrazione), inviano alla UIF, una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

All’art. 2 del D.M. 25/09/2015, viene stabilito che il D.Lgs. 231/2007 si applica agli uffici della pubblica amministrazione, che vengono indicati come “operatori”, e che ai fini del D.Lgs. 231/2007  per  «soggetto  cui  è  riferita l’operazione» si  intende  il  soggetto (persona  fisica  o  entità giuridica) nei   cui   confronti   gli   uffici   della    pubblica amministrazione  svolgono  un’attività  finalizzata   a   realizzare un’operazione a contenuto economico, connessa con la  trasmissione  o la movimentazione di mezzi di pagamento o con la realizzazione di  un obiettivo  di  natura  finanziaria  o  patrimoniale  ovvero  nei  cui confronti  sono  svolti  i  controlli  di  competenza  degli   uffici medesimi.

Inoltre, proprio con il recentissimo D.M. 25/09/2015, sono stati determinati gli indicatori di anomalia al fine di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo da parte degli uffici della pubblica amministrazione.

Sempre il D.M. 25/09/2015, all’art. 3), comma 6, individua proprio per i soggetti che operano nei settori della pubblica amministrazione relativi ai controlli fiscali, una serie di indicazioni di allerta e quindi di anomalia, riferibili all’incoerenza con l’attività o il profilo economico patrimoniale del soggetto cui è riferita l’operazione, all’assenza di giustificazione economica, all’inusualità, illogicità, elevata complessità   o significativo ammontare dell’operazione.

Nell’ambito della propria attività legata al controllo delle istanze previste per la voluntary disclosure, l’Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dalla data di esecuzione dei versamenti dovuti dal contribuente, dovrà comunicare all’autorità giudiziaria competente la conclusione della procedura di collaborazione volontaria, per l’utilizzo dell’informazione relative alla:

  1. esclusione della punibilità per i delitti di cui agli articoli 2, 3, 4, 5, 10-bis e 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, e successive modificazioni;
  2. esclusione della punibilità delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale, commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a) del presente comma.

OBBLIGO DI DENUNCIA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Oltre a questo, sempre l’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 331 c.p.p. dovrà riferire all’autorità giudiziaria tutti i fatti penalmente rilevanti di cui verrà a conoscenza in seguito all’adesione del contribuente alla voluntary disclosure.

DENUNCIA E SEGNALAZIONE ALLA UIF

Vi è da notare, che l’inoltro della denuncia all’Autorità Giudiziaria ex art. 331 del c.p.p. da parte dell’Agenzia delle Entrate, non la esonera dall’effettuare anche la segnalazione di operazioni sospette alla UIF ai sensi dell’art. 41 del D.lgs 231/2007, poiché all’art. 4, comma 7, del D.M. 25/09/2015 è stato chiarito in maniera cristallina, che la segnalazione di operazione sospetta è un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e va effettuata indipendentemente dall’eventuale denuncia all’autorità giudiziaria.

Infine, proprio con riferimento all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette da parte dell’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle attività connesse con la voluntary disclosure, potrebbero essere di ausilio (anche se sarà molto complicato), alcune considerazioni che nei mesi precedenti sono apparse sulla stampa specializzata, e cioè quelle legate alla non obbligatorietà di effettuare la segnalazione alla UIF, nel caso in cui il sospetto sia desunto da condotte non punibili per effetto del perfezionamento della procedura, poiché certamente, il D.Lgs. 231/2007, non ha previsto come per i professionisti all’art. 12, comma 2, una generale esimente normativa, ovviamente limitata alle casistiche ivi previste.

Di: Dott. Antonio Fortarezza
Antonio_Fortarezza_80x80_001Dottore Commercialista in Milano
Direttore scientifico Ateneos Studi e Ricerche

Voluntary disclosure. Nuovo documento propositivo di Odcec Milano in materia di collaborazione volontaria

Mercoledì 5 agosto 2015

Il Gruppo di studio sulla Voluntary Disclosure di Odcec Milano in collaborazione con la Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha redatto un nuovo importante documento in materia di collaborazione volontaria (il primo documento è consultabile alla seguente pagina).
Il testo affronta temi di incerta applicazione operativa che, nonostante ripetute sollecitazioni, non hanno ancora ricevuto risposte interpretative certe.
In particolare, lo studio affronta le seguenti questioni:

  • la giustificazione dei prelievi e la validità della collaborazione volontaria;
  • la gestione dei contanti e dei metalli preziosi contenuti in cassette di sicurezza all’estero;
  • la regolarizzazione degli immobili detenuti all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio;
  • l’interposizione di soggetti esteri e all’esterovestizione;
  • il trattamento delle minusvalenze;
  • il computo del credito per imposte pagate all’estero.

Ogni volta vengono proposte soluzioni che consentirebbero di agevolare l’accesso alla procedura, favorendo il buon esito della stessa.

“Il documento”, dice Alessandro Solidoro, Presidente Odcec Milano in una nota diffusa alla stampa,

Solidoro Alessandro“mira a dare risposta ai temi ancora aperti oggi a meno di 60 giorni dalla scadenza del termine di adesione. I Commercialisti milanesi confermano il loro impegno per la riuscita della voluntary disclosure, ma quanto ancora da chiarire dimostra che una proroga è necessaria e soprattutto deve essere decisa da ora senza indugio, per consentire a tutti i professionisti una seria programmazione della propria attività”.

Per consultare il documento, clicca qui

Modello e istruzioni per la voluntary disclosure

Voluntary disclosure. Pronto il modello e le istruzioni

zoomin128x128È stata pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate in data 30/01/2015, il modello e le istruzioni per la richiesta di adesione alla procedura di collaborazione volontaria, prevista dalla legge n. 186/2014. Il modello di comunicazione è corredato dalle istruzioni, che recepiscono le osservazioni espresse dagli operatori del settore e illustrano le modalità per regolarizzare le attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero e non dichiarate al fisco, secondo la logica della collaborazione con l’Amministrazione finanziaria, allo scopo di ottenere una riduzione delle sanzioni amministrative e alcune sanzioni di tipo penale.

Possono accedere alla collaborazione volontaria o alla alla voluntary disclosure tutti i contribuenti che detengono attività e beni all’estero e hanno omesso di dichiararli al fisco, per sanare sia le relative violazioni dichiarative sia quelle inerenti ai maggiori imponibili riferiti e non alle attività ed ai beni anzidetti.

Modello e istruzioni voluntary disclosure (dal sito web Agenzia delle Entrate)

Download_vb_100x30  Modello per la richiesta di accesso alla procedura

Download_vb_100x30  Istruzioni per la compilazione del del modello di accesso alla procedura

Download_vb_100x30  Format per la redazione della relazione e predisposizione dei documenti

Download_vb_100x30  Specifiche tecniche per l’invio della relazione e della documentazione

La procedura di voluntary disclosure deve riguardare tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero. Hanno, anche, la medesima possibilità tutti gli altri contribuenti per regolarizzare e sanare eventuali violazioni degli obblighi dichiarativi.
La procedura di voluntary disclosure può interessare soltanto le violazioni commesse prima del 30 settembre 2014, a condizione che la richiesta non sia presentata dopo che l’autore della violazione abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazione di norme tributarie, relativi all’ambito oggettivo di applicazione della procedura.

L’invio del modello per la voluntary disclosure deve essere effettuato tramite i canali telematici Entratel o Fisconline, oppure attraverso un intermediario abilitato, entro il 30 settembre 2015.
Con la presentazione del modello per la voluntary disclosure, il contribuente beneficia di una riduzione fino alla metà delle sanzioni legate all’omessa compilazione del quadro RW.

Nella voluntary disclosure per la normativa antiriciclaggio scopo e natura rafforzati.

Con l’approvazione definitiva della legge sulla emersione e sul rientro di capitali detenuti all’estero, i professionisti, oltre alle ordinarie valutazioni sotto un profilo tributario e penale della normativa, devono necessariamente fare anche i conti con la normativa antiriciclaggio, che nel caso in esame dovrà essere osservata.

Voluntary disclosure e valutazioni di convenienza

Sul tema delle valutazioni da fare, gli eventuali calcoli di convenienza economica sono del tutto superflui, poichè in presenza di attività finanziarie detenute all’estero in violazione della normativa tributaria, l’unica valutazione da fare è quella di chiedere al cliente se vuole evitare misure detentive particolarmente critiche oltre che provvedimenti di confisca dei beni, e chiarire allo stesso, che comunque in assenza della procedura prevista dalla legge, quel denaro non potrà mai più utilizzarlo, ovunque esso si trovi.

Il denaro proveniente da reato anche se lo stesso è prescritto non diventa mai denaro pulito

In effetti, anche se le condotte di eventuali frodi fiscali potrebbero essere prescritte e quindi non più punibili, la movimentazione e l’impiego dei proventi da attività illecita, e quindi il riciclaggio e l’autoriciclaggio, per come sono configurati tali delitti non si prescrivono praticamente mai, e in ogni caso, attorno a quei beni o utilità, si forma una zona grigia di grandissima pericolosità, che coinvolge anche altri soggetti a titolo di favoreggiamento, ricettazione, concorso etc.
In parole povere, il denaro o le altre utilità di provenienza delittuosa, non diventano mai leciti semplicemente perchè il delitto che li ha generati non è più punibile, poichè la non punibilità del reato presupposto non si estende mai ai delitti conseguenti.

Voluntary disclosure e segnalazioni di operazioni sospette

Per quanto riguarda la segnalazione di operazioni sospette per i professionisti, l’art. 12, comma 2, del decreto antiriciclaggio prevede, che “l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette di cui all’articolo 41 non si applica ai soggetti indicati nelle lettere a), b) e c) del comma 1 (e vi rientrano tra l’altro anche avvocati e dottori commercialisti) per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, anche tramite una convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati ai sensi di legge, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso”.
Sempre secondo il citato art. 12, comma 2, del decreto antiriciclaggio, il legislatore evidenzia come le informazioni assunte dal cliente possano riguardare situazioni in cui addirittura il procedimento neanche vi sia, ovvero situazioni in cui il fine è proprio quello di evitarlo, prevenirlo o escluderne le condizioni affinchè lo stesso insorga, o meglio ancora, secondo l’espressione utilizzata in un recente parere del CNF, “non vincola, quindi, l’esenzione alla necessaria esistenza di un procedimento giudiziario

Tale esenzione, o secondo la normativa internazionale “privilegio” riservato ai professionisti dell’ area giuridica, è giustificata dalla esigenze di garanzia del diritto alla difesa nell’ambito dell’attività professionale.
E ciò, nonostante le osservazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze contenute nella circolare n. 8624/14, e del 09/01/2015, che lasciano inalterate tutte le disposizioni in materia di antiriciclaggio, essendo tale comunicazione rivolta a tutti i destinatari, compreso banche e operatori finanziari che certamente non hanno nessuna esenzione dalla segnalazione di operazioni sospette.

In effetti, dall’esame del testo di legge sul rimpatrio dei capitali, è chiaro l’intento del legislatore di  voler “proceduralizzare” l’emersione dei capitali e canalizzare tale attività in un vero e proprio percorso tributario di regolarizzazione a cui la norma si ispira, che trova espressione in una prima fase di attivazione della procedura da parte del cliente mediante una sua dichiarazione spontanea e successivamente nell’emissione di un vero e proprio atto di accertamento (il procedimento) da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

La situazione del professionista che assiste il cliente in questi casi, è la medesima del professionista che viene incaricato dal cliente di assisterlo avendo costui ricevuto ad esempio un processo verbale di constatazione contenente numerose violazioni, tra cui anche quelle riconducibili a condotte penalmente rilevanti sotto un profilo tributario. L’incarico ricevuto dal professionista è finalizzato a fornire al cliente la consulenza tributaria per poter meglio applicare le regole del diritto e non certamente per favorire uno scopo criminale (resta inteso che se invece la consulenza prestata è sul trasferimento o altre attività, il discorso prenderebbe una via diversa).

Voluntary disclosure e obblighi antiriciclaggio

Per quanto riguarda invece gli altri obblighi in materia di antiriciclaggio, resta immutato l’obbligo di attivare le procedure di adeguata verifica della clientela, incluso l’obbligo di identificazione del titolare effettivo e l’applicazione di misure rafforzate di adeguata verifica della clientela, nel caso di elevato rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Non dimentichiamo che a tutti i professionisti dal 8/8/2014, potrà essere richiesto o dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza di fornire il nominativo del titolare effettivo del proprio cliente, senza nessuna limitazione.

Sotto un profilo di carattere operativo, il professionista che assiste il cliente nella procedura tributaria del rimpatrio dei capitali, dovrà prestare la massima attenzione oltre che alla procedura di identificazione del titolare effettivo, anche alle informazioni da ottenere sullo scopo e natura della prestazione professionale richiesta, che in questo caso dovranno essere acquisite esclusivamente in forma scritta dal cliente.

Le dichiarazioni del cliente nell’ambito della voluntary disclosure

A tal proposito, proprio con riferimento alle “dichiarazioni del cliente”, previste sia dalla normativa antiriciclaggio che dalla legge sul rimpatrio dei capitali, il professionista potrà trovare alcune indicazioni utili per evitare possibili problematiche in ordine all’attività svolta.

Infatti, il cliente che nell’ambito della normativa antiriciclaggio fornisce al professionista informazioni false, può essere punito a seconda dei casi con la reclusione o con l’arresto, e di tali dichiarazioni rimane l’unico responsabile.

Mentre invece con riferimento alla normativa sul rimpatrio dei capitali, il cliente che esibisce o trasmette atti o documenti falsi, in tutto o in parte, ovvero fornisce dati e notizie non rispondenti al vero è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, e sempre il cliente, deve rilasciare al professionista che lo assiste nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale attesta che gli atti o documenti consegnati per l’espletamento dell’incarico non sono falsi e che i dati e notizie forniti sono rispondenti al vero.

Una soluzione operativa

Incrociando tali disposizioni normative, il professionista dovrà far mettere “nero su bianco” con specifiche dichiarazioni del cliente, tutto quello che riguarderà l’assistenza allo stesso nell’ambito dell’attività di rimpatrio dei capitali dall’estero, facendo confluire anche le dichiarazioni necessarie per l’adeguata verifica ai fini antiriciclaggio nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prevista dalla collaborazione volontaria.

Dott. Antonio Fortarezza
© Riproduzione riservata

Antiriciclaggio senza sconti per la voluntary disclosure sul rimpatrio dei capitali

Memorandum antiriciclaggio per Avvocati e Commercialisti

Obblighi antiriciclaggio a tutto campo nel rimpatrio dei capitali dall’estero.

In questi ultimi giorni il tema della “voluntary disclosure” per il rimpatrio dei capitali dall’estero ha riempito le pagine dei quotidiani con diversi approfondimenti, e già con riferimento ai presidi relativi alla normativa antiriciclaggio si era capito che aria tirava.

La disciplina della voluntary disclosure (o collaborazione volontaria) consiste in una richiesta spontanea, collaborativa e non anonima del contribuente inoltrata all’Amministrazione Finanziaria per regolarizzare capitali non dichiarati e detenuti all’estero. In tal caso, l’Amministarzione Finanziaria consente al contribuente di regolarizzare i capitali sottratti alla tassazione e detenuti all’estero, mediante il pagamento delle imposte e uno sconto sulle sanzioni amministrative e penali.

Per i destinatari degli obblighi antiriciclaggio e in particolare per gli Avvocati e Commercialisti, già con il Consiglio dei Ministri n. 46 del 24/01/2014, che anticipava il decreto legge, era chiarissimo che i presidi della normativa antiriciclaggio non sarebbero stati modificati, poichè in quel documento veniva chiarito che “l’approvazione delle norme sulla voluntary disclosure, inoltre, non avrà effetti sul fronte delle sanzioni e dei presidi previsti in materia di contrasto del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo”.

Nel testo del Decreto Legge n. 4 del 28/01/2014 sulla voluntary disclosure, con riferimento alla normativa antiriciclaggio non si dice nulla, e quindi è chiara l’intenzione del Governo di non fare nessuno sconto sugli adempimenti antiriciclaggio a carico dei destinatari.

Ed in effetti, il chiarimento ufficiale del MEF, è arrivato con grandissima velocità in data 31/01/2014, e viene chiarito che anche rispetto alle risorse economiche volontariamente dichiarate al fisco, resta immutato l’obbligo di attivare le procedure di adeguata verifica, di registrazione della clientela e di segnalazione di eventuali operazioni sospette, secondo quanto previsto dal d.lgs. n. 231/07.

Quindi, nel caso in cui i destinatari della normativa antiriciclaggio, e in particolare gli Avvocati e i Commercialisti, prestino assistenza al cliente in materia di voluntary disclosure, tutti gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio devono essere rispettati.

Il Ministero sottolinea che “le esimenti previste dal decreto legge operano unicamente sul piano fiscale. Ne consegue che, a fini di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, l’applicazione delle predette norme non vale, in alcun modo, a qualificare di per sé come lecite le risorse o le attività, oggetto di volontaria emersione, illegalmente detenute o stabilite all’estero”.

Sul punto delle “esimenti” limitate al piano fiscale, e previste dal Decreto Legge n. 4 del 28/01/2014, il Ministero rimane molto vago, ma è immaginabile quale sia la tipologia di attività non coperta dalle “esimenti”.

Il MEF ha chiarito che tutti gli obblighi antiriciclaggio devono essere rispettati, e quindi dovrà essere fatta l’adeguata verifica, la registrazione e la conservazione delle informazioni e nei casi previsti la segnalazione di operazioni sospette. Per l’adeguata verifica, evidenzia che la stessa, nel caso in cui il professionista abbia valutato come alto il rischio di riciclaggio del cliente, debba essere osservata secondo le misure rafforzate.
Allo stesso modo, l’adeguata verifica dovrà essere rafforzata tutte le volte che i capitali siano detenuti in paesi non collaborativi.

Voluntary disclosure e segnalazione di operazioni sospette

Un aspetto che il Ministero non ha chiarito, e che per Avvocati e Commercialisti è assolutamente auspicabile, è la portata dell’esonero della segnalazione di operazioni sospette nei casi previsti dall’art. 12 del Dlgs 231/07.
In particolare, l’Avvocato o il Commercialista non è obbligato ad effettuare la segnalazione di operazioni sospette ai sensi dell’art. articolo 12 del Dlgs 231/07, che prevede l’esenzione per le informazioni ricevute da un cliente o ottenute riguardo allo stesso nel corso dell’esame della posizione giuridica o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento.

Come detto, in attesa di auspicabili e necessari chiarimenti, si può ritenere che l’attività di assistenza alla procedura di collaborazione volontaria, prestata da Avvocati e Commercialisti, possa essere inquadrata tra le ipotesi di esonero dalla segnalazione di operazioni sospette per quanto previsto dall’articolo 12 del Dlgs 231/07, o almeno ritenere che l’esenzione in argomento possa operare nei casi in cui i capitali oggetto di collaborazione volontaria derivino dalle condotte per le quali in base al Decreto Legge n. 4 del 28/01/2014 sono previste specifiche cause di non punibilità.

A ben vedere, per come la normativa sulla collaborazione attiva è stata impostata, prevede al suo interno sia una richiesta da parte del contribuente all’Agenzia delle Entrate corredata da documentazione, che l’inoltro da parte di quest’ultima all’autorità giudiziaria delle informazioni rilevanti.

Dott. Antonio Fortarezza