Milano 12/10/2016 – Convegno antiriciclaggio. Il futuro può attendere e concentriamoci sugli adempimenti quotidiani per evitare sanzioni

Calorosa partecipazione a Milano al convegno sulla normativa antiriciclaggio, oltre 200 commercialisti a discutere della normativa.
Se è vero, come è vero, che siamo alla vigilia di importanti cambiamenti in materia di antiriciclaggio, è bene tenere a mente che ancora troppi professionisti non sono entrati appieno nel carattere della disciplina e dunque, alla luce proprio di ciò, a Milano è stato organizzato da Veda Formazione in partnership con Datev Koinos il Convegno “Laboratorio Antiriciclaggio 2016”, con un programma molto importante e con l’intento di fornire ai presenti un aiuto dal taglio squisitamente pratico che mirasse a consolidare gli adempimenti presenti piuttosto che affrontare eventuali scenari futuri.

img-20161013-wa0056_300x160Il modulo “Laboratorio antiriciclaggio”, ideato e sviluppato dal Centro Studi di Veda, è stato concepito per dare massimo spazio alla concreta operatività che riguarda il quotidiano di moltissimi professionisti.
Come ribadito dal Direttore Generale di VEDA, il Dott. Paolo Tolda, è necessario diffondere un sistema di prevenzione per contrastare una gravissima minaccia, e per fare questo ha voluto ideare un vero e proprio “club antiriciclaggio” di grandissimo prestigio per coloro che ne fanno parte, dove lo scambio di temi normativi e scientifici si accompagna alla cordialità e all’etica di un gruppo di seri professionisti.

Sempre a margine dell’incontro, il Dott. Paolo Tolda, che con le sue iniziative, e grazie alle indicazioni degli Ordini professionali con cui ha avuto modo di collaborare, ha contribuito a diffondere con grande praticità gli adempimenti antiriciclaggio negli Studi professionali, con fermezza ha ribadito:

…Basta con la teoria, e i proclami, bisogna organizzare gli studi in modo semplice e rispettoso della norma, guardiamo al presente prima di iniziare a discutere delle perplessità della norma che avrà in futuro, perchè fino ad oggi questo è accaduto, e molti professionisti ne stanno pagando le conseguenze…

Al Palazzo Stelline, storica location del centro milanese, più di duecento professionisti hanno assistito al Laboratorio antiriciclaggio, arricchendolo peraltro di contenuti con domande che hanno contribuito a cadenzare gli interventi dei relatori.

I saluti di presentazione e l’introduzione alla importante iniziativa formativa, sono stati effettuati da Antonio Fortarezza, della Commissione Antiriciclaggio dell’ODCEC di Milano e da Adele Vasilotta, della Commissione Gestione Crisi d’Impresa e Procedure Concorsuali dell’ODCEC di Milano.

I relatori della giornata sono stati:img-20161013-wa0040_350x200

Dott.ssa Barbara Arbini
Dottore Commercialista in Milano
Commissione Antiriciclaggio ODCEC Milano

Dott. Cesare Montagna
Consulente Antiriciclaggio
Centro Studi Ateneos conformità normativa

Dott. Davide Stellini
Esperto software antiriciclaggio Datev Koinos

Il primo a prendere la parola è stato il Dott. Antonio Fortarezza, il quale ha voluto sin dagli inizi specificare con chiarezza quale sarebbe stato lo scopo della giornata didattica, evidenziando subito alcuni importanti indicazioni di operatività per i professionisti orientate alla identificazione del cliente e del titolare effettivo. Sempre in occasione dell’intervento del Dott. Fortarezza, lo stesso ha percorso alcuni passaggi determinanti degli obblighi senza troppi fronzoli e sofismi normativi. L’obiettivo dunque è quello di “permettere ai partecipanti di tornare in Studio più consapevoli e più tranquilli”. Proprio in quest’ottica di servizio per il professionista, ha preso la parola Adele Vasilotta, la quale, sui temi dell’antiriciclaggio ha illustrato ai presenti alcune operatività legate al mondo dei curatori fallimentari, oltre che evidenziare alcune situazioni normative da tenere in considerazione

img-20161013-wa0044_700x250Ad entrare nello specifico degli adempimenti ci ha pensato la Dott.ssa Barbara Arbini, la quale ha esordito definendo in maniera perentoria i quattro grandi adempimenti previsti dalla normativa antiriciclaggio: registrazione della prestazione, identificazione del cliente, identificazione del titolare effettivo e controllo costante nel tempo.
Partendo da questo importante presupposto, la Dott.ssa Arbini ha potuto intavolare un percorso didattico che è partito dalle modalità con cui eseguire correttamente l’adeguata verifica, e dunque la tenuta del fascicolo del cliente, fino a giungere alle modalità di registrazione delle prestazioni fornite, non dimenticando di elencare le prestazioni comprese all’interno della materia. Non senza strappare qualche sorriso amaro alla platea, la Dott.ssa Arbini ha anche accettato l’ingrato ma fondamentale compito di elencare le importanti sanzioni in materia anche evidenzianto le recenti modifiche sulla depenalizzazione.

img-20161013-wa0058_250x450Nel segno della continuità con l’intervento precedente, è intervenuto il Dott. Cesare Montagna, il quale ha inizialmente spiegato l’importanza dell’aspetto organizzativo richiesto dai caratteri della norma antiriciclaggio, illustrando e proponendo una serie di documenti, predisposti dal Centro Studi Ateneos, consigliabili per creare un efficiente sistema di deleghe interne e definizione di un organigramma.
Il Dott. Montagna ha poi continuato utilizzando la documentazione del portale antiriciclaggio Veda Box, dal quale ha scaricato i modelli utili ai fini di una corretta adeguata verifica, commentandoli uno per uno e chiedendo talvolta l’intervento diretto della platea al fine di declinare il più possibile gli esempi nel quotidiano dei professionisti.
Non è inoltre mancato da parte sua un richiamo alle modalità e le cause di intervento da parte degli organi di controllo, proprio al fine di restituire ai presenti un quadro il più completo possibile.

Per restare sempre nell’approccio pratico, è intervenuto il Dott. Davide Stellini, il quale, utilizzando la sezione dedicata all’antiriciclaggio dell’applicativo Datev Koinos, ha illustrato per filo e per segno le modalità di tenuta del registro antiriciclaggio su Archivio Informatico, fornendo degli esempi di registrazione, declinati ciascuno in ogni voce rilevante ai fini della riuscita e della correttezza di un’operazione che troppo spesso risulta non completa e quindi soggetta ad eventuali sanzioni in fase di verifiche da parte della Guardia di Finanza.

Molto attivo e vivo è stato inoltre lo spazio dedicato alle domande finali: anche in questo caso, probabilmente grazie al taglio con cui è stata impostata la giornata, i quesiti hanno contribuito a rendere il quadro dei lavori didattici ancor più completo e funzionale.
Ancora una volta le richieste sono state inerenti casi pratici come ad esempio il comportamento da tenere in caso di incarichi di curatore, di C.T.U. e C.T.P., le casistiche di identificazione del titolare effettivo, le modalità di trasferimento dei dati dai registri antiriciclaggio, le registrazioni in occasione degli incarichi continuativi etc.
Con gli ultimi quesiti e gli ultimi dubbi risolti, si è chiuso il Laboratorio nella soddisfazione generale.

Vicenza 21/06/2016 – La normativa antiriciclaggio è collaborazione con il sistema ma non burocraticizzazione – Dibattito con l’Odcec di Vicenza

Quella dell’antiriciclaggio è una materia che continua a far discutere all’interno del mondo dei professionisti, sempre più coinvolti nel sistema di prevenzione e perciò incaricati degli obblighi richiesti nei termini normativi. Tali obblighi vengono talvolta interpretati come eccessivi e volti in alcuni casi a creare più difficoltà operative di quanto non risultino utili ai fini organizzativi e per i presidi negli studi.

Di fondo però l’apparato inerente l’antiriciclaggio è stato concepito proprio come un metodo funzionale alla prevenzione ed all’organizzazione interna, utile a far sì che il professionista nel proprio quotidiano non sia esposto a rischi. Questa è la ragione della norma e non altro.

20160621_164021_300x250Partendo da questo confronto di idee, il 21 giugno 2016 ha preso vita a Vicenza il Convegno “Il manuale e le procedure antiriciclaggio del CNDCEC e collaborazione tra i soggetti coinvolti dalla normativa di prevenzione” il quale, pur prendendo direttamente in esame il nuovo manuale del CNDCEC, è stato impostato per vivere un sereno dibattito che coinvolgesse la materia nella propria totalità, affrontando sia gli obblighi procedurali che le interpretazioni più recenti, arrivando talvolta persino a “giocare in fioretto di diritto”.

A prendere per primo la parola è stato il Dott. Marco Poggi, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Vicenza, il quale ha ribadito una posizione di grande utilità della norma per quanto riguarda l’obbligo di segnalazione, ma  di critica su alcuni aspetti della materia, colpevole in alcuni frangenti di richiedere al professionista adempimenti lontani dal sentire di quest’ultimo, spingendo al limite le procedure fino a trasformarle talvolta in un sistema burocratizzante.

20160621_151012_350x200Il compito di moderare il dibattito è spettato alla Dott.ssa Mara Pilla, Dottore Commercialista in Vicenza e Coordinatrice della Commissione Formazione Professionale Continua dell’ODCEC di Vicenza, ed al Dott. Cesare Montagna, Responsabile del Coordinamento Normativo di Veda Formazione e consulente in materia di antiriciclaggio per i professionisti.

La Dott.ssa Pilla, dando seguito alle parole del Presidente Poggi, ha da subito animato il dibattito, puntando i riflettori su quanto la materia talune volte possa nascondere, dietro un tentativo di proceduralizzare gli adempimenti, una certa farraginosità, diventando persino un pericoloso impiccio per il professionista in alcune situazioni.

Il Dott. Montagna si è invece fermato su una considerazione di diverso tipo, ovvero su come, anche alla luce delle pesanti sanzioni previste, la forma diventi spesso sostanza nell’antiriciclaggio, e come questa a conti fatti debba servire per creare il giusto metodo organizzativo ed evitare spiacevoli sorprese. A seguito di una interessantissima introduzione su quelli che sono gli adempimenti primari e davanti una platea sempre attenta che ha riempito la Sala Convegni dell’ODCEC di Vicenza, ha preso in seguito la parola il Dott.  Andrea Onori, Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Vicenza, il quale si è soffermato più nello specifico nella tematica dell’adeguata verifica, declinata secondo le nuove istruzioni del neonato manuale del CNDCEC. Anche in questo caso non sono mancati interventi da parte degli astanti, interessati a dimostrare una partecipazione tutt’altro che passiva sulla materia.
Il Dott. Onori ha in seguito proseguito, fornendo un prezioso aiuto sul come organizzare lo studio professionale, tenendo in considerazione sia le necessità degli studi più contenuti in dimensione che quelli maggiormente strutturati.

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A seguito di una piccola pausa, i lavori conferenziali hanno ripreso il via per merito del Dott. Antonio Fortarezza, Dottore Commercialista in Milano e membro della Commissione Antiriciclaggio dell’ODCEC di Milano, che, dopo aver illustrato l’importantissimo lavoro svolto dalla Commissione Antiriciclaggio del CNDCEC e soprattutto gli obiettivi per la categoria dei Dottori Commercialisti, definiti dal Consigliere Delegato per il CNDCEC Dott. Attilio Liga, ha affrontato uno degli aspetti maggiormente strategici della norma: la profilatura del cliente e gli elementi di rischio ad esso associati per definire l’adeguata verifica negli studi professionali. Questa importante trattazione è stata poi anticipatoria di quella che è la definizione del concetto di segnalazione di operazione sospetta, declinando quest’ultima sotto ogni aspetto, dalle cause che la generano sino all’invio della stessa.

Un ideale filo conduttore ha portato il Convegno poi all’intervento del Tenente Colonnello Amos Bolis della Guardia di Finanza di Venezia, il quale ha preso in esame le modalità con cui le autorità addette ai controlli operano, senza però tralasciare l’importante momento anticipatorio, quello ovvero che fa scattare tali controlli, soffermandosi anche su alcuni casi pratici frutto dell’esperienza diretta del relatore.

Il Tenente Colonnello poi si è aperto alle domande della platea, la quale ha dato il là all’ultimo momento della giornata, lo spazio aperto ai quesiti, concludendo così l’evento.

Padova 06/05/16 – Gli obblighi antiriciclaggio per lo studio legale con la Camera Civile degli Avvocati di Padova

Grande successo che ha visto la partecipazione di oltre 150 Avvocati del foro di Padova, al convegno nato dalla sensibilità e la sinergia tra la Camera Civile degli Avvocati di Padova e Veda Formazione.
camera civile avvocati padovaIn un ipotetico connubio con l’affascinante incrocio tra antico e moderno presente nell’aula dell’elegante  Auditorium San Gaetano di Padova, si è tenuto venerdì 6 maggio 2016 il Convegno “La normativa antiriciclaggio per lo studio legale”,  che gli Enti organizzatori hanno saputo definire proiettando la materia dell’antiriciclaggio per gli avvocati nei suoi sviluppi e nelle sue importanti evoluzioni.

A seguito dei saluti introduttivi portati dal Presidente della Camera Civile degli Avvocati di Padova,  Avv. Maurizio Molinari, il quale ha colto l’occasione per sottolineare come la materia dell’antiriciclaggio stia entrando in maniera sempre crescente nel quotidiano sentire degli avvocati, hanno preso la parola i seguenti relatori:

Giuseppe Sciarretta
Capitano della Guardia di Finanza

Nicolò Sgueglia della Marra
Avvocato e Dottore Commercialista in Padova

Alessia Clementi
Avvocato in Padova

Antonio Fortarezza
Dottore Commercialista in Milano
Commissione Antiriciclaggio ODCEC Milano e del CNDCEC

Donato Montagna
Colonnello della Guardia di Finanza in congedo
Esperto in normativa antiriciclaggio

DSC03381_300x400A prendere per primo la parola è stato il Capitano Sciarretta, che con una importante ricostruzione dei compiti affidati dalla legge al corpo della Guardia di Finanza, ha contribuito a chiarire innanzitutto quali siano gli input attraverso i quali vengono attivati i controlli e il fine giuridico protetto del contrasto al fenomeno del riciclaggio nell’economia legale. L’Ufficiale della Guardia di Finanza, ha inoltre illustrato come previsto dalla circolare sui controlli, le modalità con cui vengono effettuate le ispezioni all’interno degli studi professionali in materia di antiriciclaggio.
Prima di concludere il proprio intervento e lasciare spazio ad eventuali domande dei partecipanti, il Capitano Sciarretta ha voluto inoltre sottolineare come le sanzioni inerenti l’antiriciclaggio abbiano una portata da non sottovalutare ed ha dunque raccomandato particolare attenzione nella messa in atto degli adempimenti previsti dalla legge.

Di seguito, a prendere la parola è stato l’Avv. Nicolò Sgueglia della Marra che, a termine di un’introduzione generale di presentazione della materia senza far mancare riferimenti a tutto tondo che ne hanno inquadrato la posizione nell’universo giuridico, è entrato nello specifico, definendo il rapporto non sempre semplice tra gli obblighi antiriciclaggio e la delicatezza alla base del rapporto tra avvocato e cliente.
DSC03380_700x190Al netto delle esenzioni loro spettanti, l’avvocato Sgueglia ha sottolineato come per gli avvocati la materia dell’antiriciclaggio si inquadri in un processo di evoluzione, con la necessità che ne consegue di adattarsi anche alle nuove spinte di prevenzione richieste nel contesto dell’antiriciclaggio.

Ad approfondire ulteriormente questi aspetti ci ha pensato l’Avv. Alessia Clementi, la quale ha declinato la materia sotto il profilo della rilevanza penale, attuando una approfondita trattazione sul delitto di riciclaggio e sulle novità introdotte con la disciplina inerente l’autoriciclaggio.
Chiaramente anche in questo caso non sono mancati richiami diretti al mondo dei professionisti, con particolare riferimento alle responsabilità loro spettanti in ordine all’attività che svolgono e nella capacità di conoscere il proprio cliente. L’Avv. Alessia Clementi, ha inoltre illustrato con grande interesse degli avvocati presenti, alcune condotte penali di grande pericolosità quali il concorso e il favoreggiamento, concludendo il suo intervento commentando una recentissima sentenza della Cassazione in materia di concorso in riciclaggio del destinatario degli obblighi che non segnala una operazione sospetta.

DSC03374_400x200Ad entrare nell’ambito dell’operatività degli adempimenti è stato poi il Dott. Antonio Fortarezza che ha dapprima indicato le modalità di tenuta del registro, per poi passare alla fase inerente la costruzione del fascicolo del cliente, illustrando non solo le procedure di rilevazione dei dati necessari ma entrando anche nello specifico della importante fase di valutazione del cliente basata sul rischio ad esso associato. Sono stati analizzati, anche per mezzo di esempi concreti, quali siano gli indicatori di anomalia a cui doversi attenere nella fase di valutazione, a partire dall’inquadramento delle caratteristiche del cliente fino a giungere alla coerenza della prestazione richiesta. Questa fase infatti è fondamentale per giungere al passaggio successivo, ovvero la valutazione di un’eventuale segnalazione di operazione sospetta.

DSC03372_700x270Il tema della segnalazione di operazioni sospette è stato affrontato dal Dott. Donato Montagna, il quale, partendo proprio dalle parole dell’intervento precedente, ha spiegato quali siano, anche in termini normativi, gli indicatori cui attenersi per poi chiarire come effettuare la segnalazione di operazione sospetta, senza peraltro dimenticare di spiegare i meccanismi alla base della stessa, partendo dall’invio telematico da parte del professionista fino a giungere ai passaggi istituzionali attraverso cui agisce tale segnalazione.

Proprio il Dott. Montagna, di concerto con gli altri relatori, ha poi aperto lo spazio di confronto con i professionisti presenti che non hanno fatto mancare interessanti quesiti scaturiti dagli argomenti trattati in precedenza, rendendo l’occasione ancor più ricca di contenuti formativi.

Capitali riciclati all’estero, la lista dei mille italiani

Rassegna stampa.
Fonte: Corriere della Sera
di: Giuseppe Guastella

La Procura di Milano sta indagando su un migliaio di facoltosi italiani che hanno portato all’estero 8 miliardi di euro sottraendoli all’Erario sotto il mantello protettivo di polizze assicurative

Hanno portato all’estero qualcosa come 8 miliardi di euro nascondendoli all’Erario sotto il mantello protettivo di polizze assicurative, ma ora un migliaio di facoltosi italiani tremano perché la Procura di Milano sta indagando su di loro seguendo i fili di una delle più imponenti indagini sul riciclaggio della storia giudiziaria.

L’inchiesta, guidata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai sostituti del suo dipartimento «Criminalità economica» Antonio Pastore e Gaetano Ruta, è partita da un accertamento negli uffici milanesi del «Credit Suisse life & pension», che è una branca dell’istituto di credito elvetico. Durante il sopralluogo, gli uomini della Guardia di finanza di Milano hanno acquisito una lista che contiene un migliaio di nomi di soggetti che hanno sottoscritto polizze assicurative collegate al «Credit Suisse life»delle Bermuda.

Si tratta delle cosiddette «polizze mantello», un prodotto assicurativo in passato finito sotto inchiesta in Germania e negli Stati Uniti, dietro le quali, sospetta la magistratura, si celerebbero un’esportazione illecita di capitali e una megaevasione fiscale.

Nel 2012, infatti, un’analoga indagine per un’evasione fiscale commessa tra il 2005 e il 2009 partì in Germania coinvolgendo circa cinquemila clienti del Credit Suisse che, come nel caso di Milano, avevano acquistato i prodotti assicurativi presso la controllata con sede nelle isole delle Bermuda del colosso bancario svizzero. Gli inquirenti tedeschi perquisirono anche molti dei clienti del Credit Suisse accusati di aver incassato, grazie alle polizze, gli interessi sui risparmi senza però pagare le tasse.

Il Wall Street Journal scrisse che un portavoce di Credit Suisse aveva emesso un comunicato affermando che, al momento della sottoscrizione, «la banca aveva detto ai clienti di contattare i propri commercialisti a seguito dell’acquisto delle polizze» e di aver ricordato che erano «responsabili del calcolo dei loro obblighi fiscali quando acquistarono i prodotti». A febbraio scorso, il via all’investigazione Usa fu dato dal Dipartimento della giustizia e dall’Irs, la temuta Agenzia governativa delle tasse.

Il periodo temporale sul quale stanno lavorando i pm milanesi riguarderebbe gli ultimi cinque, sei anni, ma ci sarebbero polizze precedenti sulle quali, però incombe la prescrizione. L’inchiesta, emersa solo ieri nel testo del «Bilancio sociale» della Procura, è alle sue prime fasi e per ora è contro ignoti, anche se i pm hanno già formulato le ipotesi di reato di riciclaggio e di abusivismo finanziario, ed ha «permesso di evidenziare circa mille clienti italiani che hanno investito, al di fuori del rispetto delle norme sul monitoraggio fiscale, in polizze vita di paesi blacklist», si legge nel documento presentato dal procuratore Edmondo Bruti Liberati.

Dopo aver perquisito nei giorni scorsi le sedi di Milano del Credit Suisse Ag, del Credit Suisse life & pension e del Credit Suisse Bank, le Fiamme gialle stanno spulciando i nomi dei sottoscrittori delle polizze assicurative tra i quali ci sono moltissimi imprenditori, la gran parte residenti al Nord. L’ipotesi è che si tratti di un sistema per far incassare denaro all’estero evitando di pagare le tasse, come la «euroritenuta». È la«tassazione del risparmio transfrontaliero» che, in base ad un accordo con l’Ue, viene applicata ai capitali e gli interessi depositati in Svizzera, ma le indagini guardano anche al Liechtenstein. Tra i soggetti nel mirino, alcuni hanno già usufruito dello scudo fiscale per far rientrare i propri capitali depositati all’estero, altri stavano per approfittare della «voluntary disclosure», il provvedimento varato recentemente dal Parlamento che prevede il pagamento delle tasse sui redditi non dichiarati all’estero e la copertura per i reati collegati.

Il tema dell’evasione e della frode fiscale è l’altro argomento sul quale la Procura intende fare chiarezza con l’obiettivo strategico di portare nella casse dello Stato gran parte delle tasse non pagate, come è già avvenuto negli ultimi anni per alcuni miliardi«recuperati» con importanti indagini.

Asti – Riciclaggio – Imprenditore presentava documenti falsi per accedere al credito bancario.

Fonte: Astinotizie.it

Documenti falsi, che attestavano gli importi dovuti da debitori inesistenti, per ottenere credito dalla banca.
A scoprire il raggiro messo in piedi da un imprenditore agricolo dell’astigiano sono stati gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Asti.

Secondo gli accertamenti, l’uomo avrebbe presentato all’istituto di credito numerose ricevute bancarie, per un importo complessivo di circa 400mila euro, a fronte di rapporti commerciali fittizi con ignari debitori. Gli investigatori sospettano che l’uomo volesse ottenere anticipazioni finanziarie con tassi d’interesse più vantaggiosi rispetto a quelli normalmente praticati sul mercato bancario.

Gli approfondimento hanno portato a scoprire che l’imprenditore, con la compiacenza di un amico libero professionista, ha prodotto all’istituto di credito diverse fatture che attestavano la cessione di cavalli, in realtà mai avvenuta, per un importo di oltre 300mila euro. In questo modo riusciva a far apparire la propria ditta individuale in una situazione patrimoniale e finanziaria più florida di quella reale, con l’intento di indurre la banca a concedere alcune linee di credito. L’imprenditore e l’amico sono quindi stati denunciati per mendacio e falso interno bancario.

Cuneo – Antiriciclaggio sanzionate otto persone

Fonte: Obiettivonews

La Compagnia Guardia di Finanza del capoluogo, nel corso di ordinarie indagini, penali e/o tributarie, sanzionate separatamente, ha individuato, nell’ultimo semestre, 8 casi di violazioni alla normativa antiriciclaggio.

L’attenzione delle Fiamme Gialle si è concentrata sui passaggi “illeciti” di denaro contante, effettuati tra vari soggetti ed imprese del Cuneese, ma anche di altre province del Nord Italia, avvenuti senza avvalersi degli intermediari finanziari abilitati (banche, società finanziarie) e quindi fuori dei canali previsti dall’ordinamento.

sanzioni antiriciclaggioDai documenti esaminati, i Finanzieri hanno rilevato che in varie occasioni i pagamenti tra persone fisiche e/o imprese oggetto di controllo erano stati perfezionati trasferendo denaro contante per importi superiori alle soglie massime consentite dalla legge. Le irregolarità hanno riguardato per lo più di transazioni commerciali “ordinarie”, come compravendite di merci o saldi di fatture, ma non sono mancati casi di cessioni d’azienda per una cospicua parte in nero ovvero di coinvolgimento di professionisti che hanno operato da garanti nel trasferimento di somme oltre la soglia lecita tra privati.

Tra i molteplici casi affrontati dagli Ispettori della Sezione Operativa Volante, meritano menzione le diverse violazioni contestate ai soci di una S.r.l. cuneese, attiva nell’edilizia, soliti riscuotere sistematicamente acconti in contanti dai propri clienti per importi consistenti, anche di diverse decine di migliaia di euro. In questo caso sono stati sanzionati, come d’obbligo, sia gli imprenditori che hanno ricevuto il denaro, sia i loro clienti.

Analoghe contestazioni sono state mosse, ai sensi della normativa vigente, anche nel caso di trasferimenti di contanti tra parenti e/o conoscenti che avevano provveduto alle dazioni di denaro senza avvalersi degli intermediari abilitati. Le sanzioni valutarie, dall’ 1 al 40 per cento degli importi trasferiti, prevedono aggravanti per trasferimenti “irregolari” di somme superiori ad € 50.000, che possono comportare una sanzione aumentata di 5 volte; viene esclusa infine la possibilità di pagamento in “misura ridotta” per coloro che risultano avere precedenti specifici nel corso dell’anno solare precedente.

Si rammenta che dal 6 Dicembre 2011 (c.d. Decreto legge “Salva Italia”), la soglia massima per il trasferimento di denaro contante senza il ricorso agli intermediari finanziari, è fissata ad € 1.000.

Boom di denunce di riciclaggio. L’economia criminale vale 170 miliardi.

Fonte: CGIA Mestre

BOOM DI DENUNCE DI RICICLAGGIO: + 212% NEGLI ULTIMI 5 ANNI
Lombardia, Lazio, Campania, Veneto e Emilia Romagna le regioni più “colpite”

L’allarme è lanciato dall’Ufficio studi della CGIA: l’economia criminale vale 170 miliardi di euro all’anno (*). Una cifra imponente che, oltre a derivare da attività illegali, spesso viene riversata sul mercato finendo per inquinarlo e stravolgerlo.

consulta le tabelle 200x200“La stima del valore economico prodotto dalle attività criminali – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – è il frutto di una nostra elaborazione realizzata su dati della Banca d’Italia. Va ricordato, in base alle definizioni stabilite dall’Ocse, che i dati prodotti dall’Istituto di via Nazionale non includono i reati violenti come furti, rapine, usura ed estorsioni, ma solo le transazioni illecite concordate tra il venditore e l’acquirente, come ad esempio contrabbando, traffico di armi, smaltimento illegale di rifiuti, gioco d’azzardo, ricettazione, prostituzione e traffico di stupefacenti. Detto ciò, queste attività criminali fatturano 170 miliardi all’anno, l’equivalente del PIL di una regione come il Lazio”.

La conferma dell’ escalation del giro d’affari in capo alle organizzazioni criminali emerge anche dal numero di segnalazioni pervenute in questi ultimi anni all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Stiamo parlando delle operazioni sospette “denunciate” alla UIF da parte di intermediari finanziari (per l’80% banche, ma anche uffici postali, società finanziarie o assicurazioni). Ebbene, tra il 2009 ed il 2013 sono aumentate di quasi il 212 per cento. Se nel 2009 erano 20.660, nel 2013 hanno raggiunto quota 64.415, anche se va detto che il livello record è stato toccato nel 2012, con 66.855 segnalazioni.

La CGIA ricorda che una volta ricevuti questi “avvisi”, la Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni sospette e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia.

“Ovviamente – prosegue Bortolussi – le organizzazioni criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi delle loro attività illecite nell’economia legale. E il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2013 è un segnale molto preoccupante. Pur non conoscendo il numero delle segnalazioni archiviate dalla Uif e nemmeno la dimensione economica di quelle che sono state successivamente prese in esame dalla DIA e dalla Polizia Valutaria, abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle segnalazioni registrato in questi ultimi anni ci dimostri che questa parte dell’economia nazionale è l’unica che non ha risentito della crisi”.

L’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA è riuscita a mappare il numero delle segnalazioni di riciclaggio avvenute nel 2013 anche a livello regionale. Le Regioni più “colpite” sono state la Lombardia (11.575), il Lazio (9.188), la Campania (7.174), il Veneto (4.959) e l’Emilia Romagna (4.947). Quasi il 60 per cento delle segnalazioni registrate a livello nazionale è concentrato in queste cinque Regioni.

In riferimento ai dati regionali, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, oltre alle segnalazioni di riciclaggio sono incluse anche quelle relative al finanziamento del terrorismo e dei programmi di proliferazione di armi di distruzione di massa. Tuttavia, il numero riferito a queste ultime due aree è statisticamente molto contenuto: nel 2013 è stato pari a 186.

Nota metodologica

(*) Il 6 giugno 2012, presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, l’allora Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, ebbe modo di affermare che il valore medio del sommerso criminale, nel periodo 2005-2008, era stato pari al 10,9% del Pil. Ipotizzando che l’incidenza sia ancora a questi livelli, l’Ufficio studi della CGIA stima che per il 2013 il valore economico dell’economia criminale si attesti attorno ai 170 miliardi di euro. Nella metodologia di calcolo eseguita dalla Banca d’Italia, così come stabilito dall’Ocse, si fa riferimento solo alle transazioni criminali avvenute dopo un accordo tra il venditore e l’acquirente. Non sono inclusi i reati “violenti” come i furti, le estorsioni, le rapine e l’usura.

Antiriciclaggio. Le segnalazioni di operazioni sospette dei professionisti sono di ottima qualità.

Come tutti gli anni, anche quest’anno la pubblicazione dei dati sulle segnalazioni di operazioni sospette contenuti  nel rapporto annuale della UIF, scatena interessanti discussioni, alcune delle quali hanno il medesimo denominatore comune da anni, altre invece sono caratterizzate da suggestive e geniali spunti innovativi.
Il denominatore comune è che ogni volta con la pubblicazione dei dati qualcuno si ricorda che il sistema potrebbe migliorare, ma poi, piomba nel letargo sul tema dell’antiriciclaggio, dilettandosi su altri argomenti.

Nel 2013 le segnalazioni di operazioni sospette inoltrate alla UIF da tutti i destinatari, sono state complessivamente 64.600.
Ovviamente, i destinatari più attivi sono stati gli intermediari finanziari e quindi principalmente le banche, e questo dato non deve destare particolari sindromi di insufficienza da parte di altri destinatari della normativa, poiché se il sistema funziona (e i dati lo confermano) tutti i destinatari ne contribuiscono all’efficacia, banche comprese.

Tuttavia, il numero delle segnalazioni di operazioni sospette, non è certamente l’unico parametro con cui valutare l’efficacia del sistema della normativa antiriciclaggio, poiché quello che più conta, sono le misure di prevenzione che ogni destinatario nel tempo sta migliorando all’interno della propria organizzazione.
Inoltre, è molto più importante la qualità della segnalazione di operazioni sospette, piuttosto che una segnalazione cautelativa e prudenziale.
Si pensi soltanto alle recentissime posizioni sull’omesso versamento dell’iva, che in quanto tale, non è da solo un indicatore che qualifica una operazione di riciclaggio, e quindi molti destinatari segnalano l’omesso versamento dell’iva, ma poi nella parte in cui devono comunicare il sospetto di riciclaggio alla UIF, nulla possono scrivere.
Anche qui, per evitare confusione, è necessario chiarire che non è il reato presupposto oggetto di segnalazione, bensì l’operazione di riciclaggio definita dalla normativa antiriciclaggio.

Sulle diverse polemiche apparse nei maggiori quotidiani aventi ad oggetto il modesto contributo in termini di segnalazione di operazioni sospette da parte dei professionisti, lascerei perdere ogni commento, poiché inutile e ridondante.
Molti sottovalutano le previsioni normative in tema di esenzione della segnalazione di operazioni sospette che i professionisti hanno e che invece tutti gli altri destinatari no.
Un Dottore Commercialista o un Avvocato, sono esentati dalla segnalazione per tutte le informazioni che assumono dal proprio cliente, ai sensi dell’art. 12.

Valga solo la considerazione che oltre il 60% delle segnalazioni di operazioni sospette riguardano anomalie nell’utilizzo del denaro contante e nei bonifici in entrata e uscita, e quindi area che per definizione è esclusa dall’operatività dei professionisti e che invece correttamente viene rilevata da altri destinatari.
La bontà del sistema e l’efficacia dell’impianto normativo sovrannazionale si basa principalmente su misure finalizzate a prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e da questo punto di vista non credo che vi possano essere “mal di pancia”.

I regolamenti deontologici dei professionisti e in particolare dei Dottori Commercialisti e Avvocati, prevedono precise indicazioni di carattere comportamentale finalizzate a rifiutare incarichi che hanno dei connotati di illegalità, e questo a prescindere dalla normativa antiriciclaggio, che è arrivata dopo.
All’interno degli studi professionali dei Dottori Commercialisti e degli Avvocati, l’intero sistema deve sapere che costoro non sono facilitatori di comportamenti illeciti e quindi, chi invece lo pensa, con grande sua sorpresa, deve sapere che le porte saranno chiuse.

Guardando i numeri del sistema e non il numero delle segnalazioni di operazioni sospette, si legge che attraverso le segnalazioni sono state intercettate oltre 84 miliardi di euro di operazioni anomale.
Se pensiamo che i dati più o meno accurati disponibili, ci dicono che in Italia il sistema del nascosto o della criminalità economica è di circa 180/200 miliardi di euro, con il sistema dei presidi antiriciclaggio ne sono stati intercettati più del 50%, e non credo che vi siano modalità alternative con cui si possano raggiungere simili risultati e quindi non si può certamente parlare “del naufragio di un sistema”.

Per effetto di tali segnalazioni i reparti investigativi hanno avviato oltre 90.000 approfondimenti, che sul fronte della repressione daranno importantissimi risultati in termini di punibilità di condotte criminose, così come illustrato per l’anno 2013 nel rapporto annuale della Guardia di Finanza.

Circa il numero modesto delle segnalazioni di operazioni sospette dei professionisti, intanto il dato è in linea con la maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, e poi non parlerei di “fallimento del sistema delle norme” bensì di un percorso di miglioramento di tutto il sistema, compreso quello di canalizzazione selle SOS direttamente al CNDCEC e CNF, poiché ad oggi, sia i Dottori Commercialisti che gli Avvocati, devono trasmettere le segnalazioni di operazioni sospette direttamente e non in forma anonima alla UIF, mentre invece i Notai, possono contare su un sistema anonimo e quindi con maggior garanzie da parte del professionista, che, del tutto legittimamente potrebbe avere delle giustificabili riserve e timori sulla diffusione del suo nominativo.

Una nota di interesse che riguarda il “me dolce naufragar in questo mare” certamente non ascrivibile al legislatore, è la circostanza che per i Dottori Commercialisti il MEF ha autorizzato il CNDCEC alla canalizzazione anonima delle SOS fin dall’anno 2012.
Quindi, ottima ed auspicabile da parte del legislatore una modifica al sistema sanzionatorio, quando lo stesso lo deciderà, per intanto, e non per via di massimi sistemi, sarebbe molto utile, gradito e pratico, che i Dottori Commercialisti e Avvocati, potessero contare su un canale anonimo con cui inoltrare le SOS, che non dipende dal legislatore, poiché lo stesso ha già nella legge previsto una simile circostanza, e questo si che invece ai professionisti che passano il tempo negli studi professionali a lavorare sodo, fa venire “mal di pancia”.

Nel rapporto della UIF, si legge una nota importante, che non emerge con la medesima diffusione data all’esiguità del numero di segnalazioni dei professionisti, e che riguarda i tempi di reazione dei destinatari all’operazione sospetta.
I destinatari non professionisti hanno inviato, entro tre mesi dalla data dell’operazione sospetta, solo il 42% delle loro segnalazioni, mentre invece la categoria dei professionisti, nello stesso arco di tempo hanno inviato una quota di segnalazioni pari all’85%.
Va da sé, che in termini di qualità e di tempestività, i professionisti sono molto più attenti rispetto ad altri operatori destinatari della norma, e questo senza necessariamente dover creare una scala di misurazione tra buoni e cattivi, ma dovuto esclusivamente alla diversa operatività dei diversi destinatari della normativa antiriciclaggio.

Altra questione che altera i sonni, messa in evidenza recentemente, tra l’altro con soporifere motivazioni, è la circostanza del tema delle attività criminose riconducibili all’area delle frodi fiscali.
E’ ovvio che unitamente alle condotte appropriative e corruttive la categoria dei delitti fiscali ha un peso determinante nel numero delle segnalazioni di operazioni sospette e quindi degli approfondimenti investigativi, a meno che si voglia far passare in secondo piano o comunque di scarsa offesa al sistema comportamenti che in taluni casi minano la libertà economica di moltissimi imprenditori onesti che si vedono far concorrenza da imprenditori con una particolare ed accentuata propensione a comportamenti fraudolenti sul piano fiscale.

Dott. Antonio Fortarezza
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Professionisti a rischio nei casi in cui il cliente vuole compiere condotte contrarie alla legge

Sull’ultimo numero del mese di Maggio della rivista Press, la rivista del CNDCEC, è stato pubblicato un interessantissimo articolo del Dott. Giangaetano Bellavia, Dottore Commercialista ed esperto in diritto penale dell’economia, in cui vengono affrontati i temi relativi ad alcune criticità che nello svolgimento della professione possono creare dei rischi anche di natura penale.

Il tema della normativa antiriciclaggio, che tutti i professionisti dell’area legale devono rispettare, viene affrontato non soltanto sotto il profilo della normativa di prevenzione, che è appunto quella contenuta nel D.Lgs 231/2007, ma anche sotto il profilo della normativa penale.

rischi antiriciclaggioIn effetti, come chiarito dall’autore, “a sette anni di distanza dell’entrata in vigore della 3° Direttiva Comunitaria Antiriciclaggio con l’emanazione del decreto legislativo 231/2007 tutte le questioni sono state risolte, tutti i dubbi sono stati fugati, tutte le nebbie sono state dissolte, anche in campo tributario. 
Se il professionista non riesce ad adempiere a tutti gli obblighi precisi di adeguata verifica della clientela non può instaurare il rapporto con il cliente e quindi non può prestare la propria opera. 
Nel momento in cui il professionista viene a sapere, sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare che nell’ambito della pratica di cui si occupa siano in corso o siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio, secondo la peculiare definizione della legge Antiriciclaggio, deve inviare all’Unità di Informazione Finanziaria una segnalazione di operazione sospetta”.

Anche con riferimento alle problematiche emerse con riferimento alla definizione di riciclaggio per i Commercialisti e gli Avvocati destinatari della norma, “non vi è più alcuna questione interpretativa sul peculiare significato di riciclaggio attribuito nella normativa antiriciclaggio e quindi sulle condotte tipiche di riciclaggio, di favoreggiamento, di ricettazione, di reimpiego, di concorso, di associazione, di istigazione o addirittura di consulenza a favore di chiunque per commettere una condotta definita dalla norma come riciclaggio e ai fini della normativa antiriciclaggio non vi è più neppure alcun dubbio sul significato del termine “attività criminosa” alla base della definizione di riciclaggio essendo oramai a tutti chiaro che si tratta di qualunque condotta contraria alla legge per la quale è prevista una pena privativa della libertà nel massimo superiore a 6 mesi o ad un anno”.

Secondo queste indicazioni, il Dott. Giangaetano Bellavia, evidenzia che,

quando il cliente del professionista vuole compiere delle condotte contrarie alla Legge, deve sapere che il suo professionista non può accompagnarlo, non può assisterlo, non può neppure stargli vicino, deve solo allontanarlo e segnalarlo
Se non lo fa, come troppo spesso è accaduto in passato, deve sapere, come oramai saprà, che non si tratta solo di rischiare una sanzione amministrativa, anche di rilevante entità, sotto il profilo delle violazioni alla normativa antiriciclaggio ma che potrebbe facilmente cadere egli stesso nelle maglie della normativa di repressione delle condotte illecite quale concorrente con il cliente nella condotta illecita stessa o commettendo azioni di favoreggiamento”.

In effetti, il quadro di quanto evidenziato sopra rappresenta nel concreto lo spirito della normativa antiriciclaggio, che appunto è nata con l’intenzione di rendere “non facile” la circolazione del denaro proveniente da attività criminose nel sistema dell’economia legale.

Sul fronte dei rischi connessi all’attività professionale, nell’articolo in esame, viene evidenziato che,

nel caso dei reati tributari, sempre in via esemplificativa, la materiale redazione della dichiarazione fraudolenta comporta indubitabilmente un comportamento concreto nella realizzazione dell’illecito, qualora ovviamente il professionista sia consapevole della frode, mentre i pareri e i consigli tecnici ispiratori e forse anche istigatori dei meccanismi societari e tributari alla base, ad esempio, anche in questo caso, di un’operazione in frode alla legge configurano l’ipotesi di contributo morale e quindi, comunque, di concorso”.

L’autore, conclude l’esame delle criticità per i professionisti,  evidenziando che “in tema di condotte illecite del cliente il professionista non può più sbagliare e soprattutto non può più voltare la testa dall’altra parte: o segue ciò che prescrive la legge (sia di prevenzione che di repressione delle condotte criminose) oppure consapevolmente assume i rischi che chiunque, sapendolo, si assume e non dimentichi quanto da sempre prescrive l’articolo 170 del codice penale e cioè che quando un reato è il presupposto di un altro reato la causa che lo estingue non si estende all’altro reato.
Quindi il provento del reato principale che lo ha generato non perde mai la qualità di corpo del reato e il nascondimento, la movimentazione e l’utilizzo di tale provento anche in tempi di molto successivi è sempre una condotta di riciclaggio

Antiriciclaggio Avvocati: importantissimi chiarimenti dal Consiglio Nazionale.

antiriciclaggio avvocati e commercialistiCon il parere n. 62 del 24/10/2012 (Rel. Cons. Merli) il Consiglio Nazionale Forense, ha diffuso un importantissimo chiarimento sull’applicazione della normativa antiriciclaggio per gli avvocati.

Il contenuto di questo parere, che ha fatto chiarezza su molti aspetti controversi relativi agli obblighi antiriciclaggio per gli avvocati, è un punto di riferimento per il rispetto della normativa e la sua concreta applicazione.

In particolare, con riferimento alla normativa antiriciclaggio per gli avvocati, il Consiglio Nazionale Forense si è espresso, tra l’altro, sui seguenti temi:

  • Obbligo di adeguata verifica per gli avvocati;
  • Esclusione dall’obbligo di segnalazione di operazione sospetta per gli avvocati;
  • Contratti di locazione;
  • Pratiche risarcitorie.

Analizziamo nel dettaglio tali chiarimenti.

Obbligo di adeguata verifica anche nel giudiziale

Viene ribadito, ove dalla lettura della norma non fosse chiaro, che non vi è nessuna esclusione dall’obbligo di adeguata verifica della clientela da parte dell’avvocato, durante lo svolgimento in qualsivoglia forma, dell’attività professionale, contemplato dall’art. 16 del D.Lg. 231/2007.

In particolare, posto che le attività professionali ad esempio riguardino l’assistenza nelle operazioni richiamate all’art. 12 lettera c) del D.Lg. 231/2007, gli avvocati hanno sempre l’obbligo di adeguata verifica della clientela.

Il Consiglio Nazionale Forense, ha chiarito altresì, che per gli avvocati esiste obbligo di adeguata verifica della clientela per i trasferimenti immobiliari in sede di giudizi di separazione o divorzio; per le cause di divisione immobiliare; per le cause di usucapione; per le azioni ex art. 2932 c.c. Ciò in quanto, a condizione che il valore dei beni sia pari o superiore a 15.000,00 euro, i procedimenti anzidetti sono finalizzati al trasferimento di diritti reali su beni immobili.

Quindi il Consiglio Nazionale Forense chiarisce che non solo l’attività professionale di carattere stragiudiziale è soggetta all’obbligo di adeguata verifica della clientela da parte dell’avvocato, ma anche l’attività giudiziale tutte le volte che la causa comporti ad esempio, il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche.

Casi di esclusione dall’obbligo di segnalazione

Con il parere n. 62 del 24/10/2012 (Rel. Cons. Merli) il Consiglio Nazionale Forense ha chiarito che non esiste obbligo di segnalazione ai sensi dell’art. 41 del decreto con riferimento alle informazioni su eventuali operazioni sospette, attribuibili al proprio cliente, acquisite nel corso dell’attività professionale prima, durante e dopo il procedimento giudiziario.

La stessa esenzione dall’obbligo di segnalazione previsto all’art. 41, a parere del Consiglio Nazionale Forense si applica anche alle fattispecie di preliminare disamina della posizione giuridica del cliente e di valutazione della convenienza di intentare o evitare un procedimento, in quanto la norma (art. 12, comma 2) richiama singolarmente le diverse, possibili fasi nelle quali potrebbe estrinsecarsi l’attività professionale richiesta.
Non vincola, quindi, l’esenzione alla necessaria esistenza di un procedimento giudiziario.

Antiriciclaggio e contratti di locazione

Il Consiglio Nazionale Forense con riferimento ai contratti di locazione, ha evidenziato che per tale attività non esiste, in linea generale, obbligo di segnalazione e/o di adeguata verifica, in quanto essi non trasferiscono diritti reali e non costituiscono un’attività economica.
Tuttavia nell’anno 2007, sul tema relativo ai contratti di locazione, l’ UIC (ora Unità di Informazione Finanziaria) una delle autorità competenti in materia di antiriciclaggio, aveva fornito un parere in direzione opposta. Infatti l’ UIC (con parere del 27/03/2007) aveva stabilito che la redazione dei contratti di affitto è una prestazione da registrare (e quindi soggetta all’obbligo di adeguata verifica) qualora l’importo del canone periodico sia superiore a euro 12.500 (oggi euro 15.000). Analoga posizione conforme a quella dell’UIC, è stata anche successivamente presa dal MEF (Ministero Economia e Finanza),

Sempre in tema di contratti di locazione, il Consiglio Nazionale Forense, fornisce ulteriori indicazioni che riguardano l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Chiarisce infatti, che non va però trascurato da parte dell’avvocato, che una pattuizione locatizia fra soggetti complici contemplante, ad esempio, la previsione di un canone di locazione a condizioni non di mercato, potrebbe nascondere un’attività di riciclaggio di proventi derivanti da attività illecite, e che la definizione di riciclaggio prevista all’art. 2 del D.Lg. 231/2007 deve sempre essere esaminata con molta attenzione.

Pratiche risarcitorie e antiriciclaggio

Con riferimento alle attività professionali dell’avvocato riferibili a pratiche risarcitorie il Consiglio Nazionale Forense osserva che, ove esse comportino, anche potenzialmente, un trasferimento di attività economiche, provocano per certo, ricorrendone le condizioni, gli obblighi di segnalazione e di adeguata verifica del cliente, ai sensi, rispettivamente, dell’art. 41 e dell’art. 16 D.Lg. 231/2007.

Dott. Antonio Fortarezza
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