La Quarta Direttiva antiriciclaggio e le novità per i professionisti sull’identificazione del titolare effettivo e sulla valutazione del rischio

Il 20 maggio 2015, dopo ampia discussione da parte di Consiglio e Parlamento Europeo, è stata approvata la proposta di quarta Direttiva antiriciclaggio presentata nel febbraio 2013 dalla Commissione Europea.
Il 6 giugno 2015 il testo definitivo della Quarta Direttiva (UE) 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dal 26 giugno 2017, data entro la quale gli Stati membri dovranno integrare la propria Legislazione nazionale, la nuova direttiva modificherà il Regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio e abrogherà la Direttiva 2005/60/CE (Terza Direttiva) e la Direttiva 2006/70/CE della Commissione Europea.

news aml compliance 300x230A dieci anni dall’ultimo intervento di revisione delle norme europee, la IV Direttiva (UE) 2015/849 rappresenta la conclusione di un processo evolutivo iniziato con la prima Direttiva (91/308/CEE) nonché un miglioramento della normativa antiriciclaggio europea che tiene conto delle Raccomandazioni 2012 del GAFI e introduce ulteriori disposizioni per contrastare più efficacemente la criminalità economica.

Nonostante il termine del 26 giugno 2017 concesso per il recepimento della IV direttiva da parte degli Stati membri, in Italia la legge di delegazione europea 2015, finalizzata al conferimento di deleghe legislative volte al recepimento delle direttive e degli altri atti dell’Unione Europea, sarà probabilmente approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro giungo 2016, dando ufficialmente il via all’integrazione del D. Lgs. 231/2007.

Con carattere fortemente innovativo, ma altrettanto chiarificatore, la IV Direttiva antiriciclaggio fornisce ai destinatari strumenti di intervento più specifici e promuove un’attuazione più flessibile delle disposizioni in vista di una maggiore coerenza tra le norme applicate dai diversi Stati membri e le norme adottate a livello internazionale.

Dal punto di vista operativo, le novità di maggiore rilievo per l’attività del professionista riguardano l’utilizzo del Risk Based Approach e la figura del titolare effettivo.

La valutazione del rischio di riciclaggio per i professionisti

L’approccio basato sul rischio, fondamentale al fine di individuare il grado di rischiosità del cliente e di conseguenza le misure da adottare in ciascuna situazione, richiede ai professionisti di adempiere agli obblighi in modo conforme alle caratteristiche dell’attività svolta e soprattutto in modo conforme al grado di rischio connesso alla specifica operazione.
compliance-risk-assessment 300x240La IV Direttiva antiriciclaggio, rafforza il concetto di valutazione del rischio anche attraverso il riconoscimento di Autorità di vigilanza a livello europeo, le quali, ogni due anni, dovranno rinnovare il loro parere circa i rischi più importanti cui il settore finanziario è esposto. I destinatari della normativa dovranno utilizzare tali informazioni per individuare e gestire il rischio in modo più efficace. Il legislatore, infatti, richiede che ciascuno effettui la propria valutazione con cognizione di causa, mediante ragionamenti tracciati e dimostrabili, in modo tale che, anche di fronte ad un eventuale controllo, possa essere ricostruito l’iter logico seguito sulla base delle informazioni a disposizione.

Nonostante non espressamente prevista dalla IV Direttiva antiriciclaggio, l’adozione di una procedura unificata sembrerebbe idonea a garantire il professionista, in quanto la valutazione del rischio è oggetto di riscontro da parte delle Autorità che effettuano i controlli presso gli studi professionali. Uno schema predefinito farebbe superare al professionista l’indecisione circa la formalità da seguire e consentirebbe una maggiore concentrazione sulle modalità di adempimento dell’obbligo, con risultati più precisi circa la quantificazione del rischio connesso a quella specifica situazione. E’ auspicabile, dunque, che il recepimento, oltre all’introduzione di sistemi formali di valutazione del rischio obbligatori, porti con sé anche un metodo uniforme, applicabile da tutti i destinatari.

L’integrazione della legislazione nazionale potrà fornire l’opportunità di reimpostare nel nostro Ordinamento l’applicazione dell’approccio basato sul rischio, secondo un orientamento che valorizzi le peculiarità dell’attività professionale, la dimensione della struttura organizzativa, l’equilibrio costi/benefici e introduca una semplificazione degli obblighi secondo principi di necessità e proporzionalità.

L’identificazione del titolare effettivo

Altra importante innovazione introdotta dalla IV Direttiva antiriciclaggio, è rappresentata dall’istituzione presso il Registro delle Imprese, da parte di ciascuno Stato membro, di un registro centrale nel quale annotare le generalità dei titolari effettivi di società, trust o altre entità giuridiche. In questo modo il legislatore sottolinea la grande importanza attribuita all’identificazione di coloro che esercitano effettivamente il controllo di persone giuridiche al fine di prevenire azioni di riciclaggio. Proprio per garantire maggiore monitoraggio, i dati contenuti nei registri saranno accessibili non solo alle Autorità competenti, ma anche ai soggetti obbligati per scopi di adeguata verifica e a chiunque dimostri un legittimo interesse in relazione alla prevenzione di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. L’accesso ai registri sarà sottoposto, nel rispetto della normativa sulla privacy, a registrazione online e al pagamento di una tassa non eccedente i costi amministrativi, e i registri di tutti gli Stati membri dovranno essere interconnessi tra loro tramite la costituzione di un server centrale europeo. Nonostante l’importante rete di informazioni che in questo modo saranno condivide, resta comunque fermo l’obbligo per i professionisti di utilizzare l’approccio basato sul rischio parallelamente alle informazioni contenute nel registro centrale; infatti, questo tipo di verifica non libera i destinatari dalle proprie responsabilità qualora ritengano che le informazioni contenute nel registro centrale non siano idonee, o siano comunque imprecise, sulla base di quanto appreso nella fase di conoscenza del cliente.

In conclusione, poichè l’efficacia della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo dipende dall’accuratezza con cui le Istituzioni e i destinatari degli obblighi valutano, comprendono, aggiornano e mitigano il rischio, l’auspicio è quello di ridurre progressivamente l’onere formale in capo ai destinatari per raggiungere un livello soddisfacente di precisione ed efficacia dei mezzi che consenta di prevenire con sempre maggiore efficacia il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Di: Dott.ssa Beatrice Bertozzi
Trainee Dottore Commercialista in Venezia
Autore Tesi: L’adeguamento degli studi professionali alla normativa antiriciclaggio.
Università Ca’ Foscari Venezia AA 2014/2015

Antiriciclaggio avvocati. Video del convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Modena con il Comandante della Gdf

L’ordine degli Avocati di Modena e la Fondazione Forense Modenese, hanno organizzato il 18/01/2016 un interessantissimo convegno sulla normativa antiriciclaggio per i professionisti ed in particolare per gli Avvocati.

Tra i relatori a discutere della normativa antiriciclaggio per gli avvocati erano presenti:
Colonnello Pasquale Russo
Comandante della Guardia di Finanza di Modena
Avv. Daniela Goldoni
Consigliera Ordine Avvocati di Modena
Avv. Stefano Zironi
Avvocato Foro di Modena

Per l’interesse dell’evento, pubblichiamo di seguito lo streaming del convegno.


1 di 4 – Le disposizioni antiriciclaggio per i professionisti – Modena 16 1 2016


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4 di 4 – Le disposizioni antiriciclaggio per i professionisti – Modena 16 1 2016

Antiriciclaggio. Al professionista costa cara la mancata adeguata verifica del cliente. Per la Cassazione reato con dolo generico.

La Corte di Cassazione,  con la sentenza n. 46415 del 23 novembre 2015,  si è espressa su di un tema molto delicato relativo alla normativa antiriciclaggio, in particolar modo per quanto inferisce l’adeguata verifica del cliente.

Nella fattispecie, la Corte di Cassazione ha ribadito la centralità di tale presidio antiriciclaggio, sottolineando come questo debba essere svolta nel modo corretto.

Con la sentenza n. 46415 del 23/11/2015,  è stata confermata la condanna di destinatari della normativa antiriciclaggio, che nell’ambito dell’adeguata verifica non hanno svolto correttamente l’obbligo di identificazione del cliente.

Non solo, questa sentenza evidenzia che ad integrare il reato, basta il dolo generico:

Va ribadito, infatti, che è sufficiente ad integrare il reato di cui all’art. 55 D.lgs 231/2007, il dolo generico, cioè la circostanza -nel caso che ci occupa incontestata- che l’intermediario ometta intenzionalmente di procedere all’identificazione personale, richiesta dall’art. 18 e sanzionata dall’art. 55, senza che sussista una causa di giustificazione. Ma quest’ultima dev’essere tale in senso tecnico, e non pare proprio che in tal senso possa essere interpretata la “fiducia” riposta in chi presenta la richiesta di prestito per conto altrui.

DSC_1110_250x150Stando alla sentenza infatti, due impiegate di un ufficio postale avrebbero provveduto all’inoltro della richiesta di alcuni finanziamenti, senza provvedere invece ad identificare il reale beneficiario degli stessi e limitandosi ad accettare la documentazione fornita, per interposta persona, da una consulente fiscale del lavoro, in virtù della buona nomea che tale professionista vantava nell’ambiente. In pratica hanno svolto l’adeguata verifica FIDANDOSI senza invece verificare.

La Cassazione ribalta dunque la sentenza della Corte d’Appello che aveva accolto l’appello delle due impiegate delle Poste partendo da un presupposto essenziale della 231/07, ovvero l’elemento soggettivo. Una componente, quella soggettiva, che è da ritenersi cardine e che caratterizza l’adeguata verifica nei termini del Decreto Legislativo, risiedendo difatti il core della valutazione proprio nella compenetrazione tra elementi oggettivi ed elementi soggettivi.

Prendendo in esame quest’ultimi, la Corte d’Appello aveva assolto le due intermediarie finanziarie considerando la mancata sussistenza del reato per mancanza del dolo. Una decisione coadiuvata dal fatto che una delle due accusate, una volta compreso il raggiro effettuato dalla consulente, aveva sporto denuncia in prima persona.

A ribaltare però tale sentenza ci ha pensato, come precedentemente accennato, proprio la Corte di Cassazione, la quale ha affermato un importante principio destinato a fare scuola: la comprensione del dolo generico come causa sufficiente ai fini della definizione del delitto.

Le imputate infatti sono chiamate a rispondere dei reati di cui agli artt. 15, 18 e 55 del Dlgs. 231/2007.

In base all’articolo 15 infatti viene definito quando per gli intermediari finanziari sorgono gli obblighi di Adeguata Verifica mentre nell’articolo 18 sono indicati gli obblighi cui attenersi nello svolgimento dell’Adeguata Verifica, tra cui spicca il comma 1 lettera a che richiede di: “identificare il cliente e verificarne l’identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente”.

L’articolo 55, rientrando la materia nell’alveo penale, a propria volta nel primo comma dispone che, ad eccezione che il fatto non costituisca un più grave reato, tutti i soggetti in capo ai quali grava l’obbligo di identificazione sono puniti con la pena pecuniaria di una multa fino a 13.000 euro, quando contravvengono alle disposizioni relative agli obblighi di identificazione contenuti nel Titolo II, Capo I.

Cassazione_001_280x180Peraltro la Corte di Cassazione ha tenuto conto anche dell’articolo 23 del Decreto Legislativo, in cui è esplicitamente configurato l’obbligo di astensione nel caso in cui non sia possibile adempiere adeguatamente agli obblighi necessari per effettuare una completa adeguata verifica.

Dunque ciò che emerge è che pur non avendo le imputate tenuto una condotta volta a commettere il reato, è sufficiente l’intenzione volontaria di non adempiere agli obblighi di adeguata verifica, da cui il dolo generico. Non è stata giudicata inoltre attenuante sufficiente il fatto che quest’omissione sia stata effettuata in buona fede e sulla base della positiva nomea della professionista che aveva escogitato la truffa ed anche sulla base dell’esibizione di una parziale documentazione da parte di chi aveva architettato la truffa.

Tra le intenzioni della Corte di Cassazione è gioco facile determinare come abbia voluto sottolineare che il precipuo scopo della normativa antiriciclaggio, in particolar modo in riferimento all’Adeguata Verifica, sia proprio quello di rendere esplicitamente identificabili coloro i quali muovono i capitali di un’operazione, ma in questo caso la ratio alla base della norma  avrebbe dovuto consentire anche che non avvenisse ciò che poi effettivamente è accaduto, ovvero che si verificasse un comportamento fraudolento da parte di un soggetto ai danni di terzi attraverso l’utilizzo non autorizzato di dati ed anagrafiche.

Dunque l’elemento soggettivo presente nell’ Adeguata Verifica non deve e non può essere inteso come un vulnus normativo di cui approfittare per giustificare una mancanza nell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio bensì come una componente necessaria dei controlli.

Al tempo stesso ciò che emerge con forza dalla sentenza è come il dolo generico sia sufficiente per la condanna di un professionista, sancendo una vera e propria stretta in tal senso ed asserendo un principio di rigidità esegetica nella fase di verifica di quanto effettuato nel momento in cui si è eseguita l’Adeguata Verifica del cliente.

Di: Dott. Cesare Montagna
Ateneos Studi e Ricerche conformità normativa
Coordinatore normativa

Voluntary disclosure e obbligo di segnalazione di operazione sospette antiriciclaggio dell’Agenzia delle Entrate

Con la proroga, degli adempimenti, si discute ancora molto sulla portata delle disposizioni che disciplinano l’esenzione per Avvocati e Dottori commercialisti dall’obbligo di segnalare le operazioni sospette, nell’ambito della loro assistenza nelle pratiche previste dalla Legge 186/2014, relativa alla voluntary disclosure, e ciò in base a quanto previsto dall’art. 12, comma 2) del D.Lgs. 231/2007.

Anzi, sull’argomento, proprio recentemente, il 24/09/2015 la Direzione Regionale della Lombardia ha emanato le risposte ai quesiti trattati nell’ambito dell’Osservatorio DRE – Codis, in materia di Voluntary Disclosure, e pur essendo doveroso osservare, che tali risposte non hanno ancora alcun valore ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, in un quesito avente ad oggetto l’esenzione dalla segnalazione di operazione sospetta inoltrato dall’Ordine degli Avvocati, l’Agenzia delle Entrate ha risposto che “…si ritiene che vi sia un esonero per l’Avvocato dall’obbligo di segnalazione di operazioni sospette ex art. 41 Dlgs n. 231/2007, e ciò per l’applicazione dell’art. 12 D. LGS n. 231/2007 e della sentenza della Corte di Giustizia UE 26.6.2007 (Proc. C 305-5)...”

Infatti, la sentenza della Corte di Giustizia UE 26.6.2007 (Proc. C 305-5), correttamente richiamata dall’Agenzia delle Entrate, evidenzia che “…gli Stati membri non sono tenuti ad applicare gli obblighi di cui al paragrafo 1 ai notai, ai professionisti legali indipendenti, ai revisori, ai contabili esterni e ai consulenti tributari con riferimento alle informazioni che essi ricevono da, o ottengono su, un loro cliente, nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza di questo cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale provvedimento compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso….”

Per quanto riguarda la Voluntary Disclosure, va subito chiarito, che nessuna perplessità o incertezza sussiste per tutti gli altri destinatari della normativa antiriciclaggio (diversi dai professionisti) quando si avvicinano o sono nei paraggi di tali situazioni, poiché le Banche e tutti gli altri intermediari finanziari, compreso la Pubblica Amministrazione, sono obbligati a segnalare senza nessun indugio, e soprattutto senza nessuna esimente normativa, ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 231/2007 quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano state compiute, che si stiano compiendo o tentando di compiere operazioni di riciclaggio.

Correttamente proprio il MEF, in molte occasioni, ha ribadito che sono dovuti tutti gli obblighi di prevenzione e di contrasto previsti dalla normativa antiriciclaggio, tra i quali anche la segnalazione di operazioni sospette, e in ultimo ribadito anche nel recentissimo D.L. 153/2015.

OBBLIGO DI SEGNALAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Tra i destinatari dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette, vi è anche la Pubblica Amministrazione.

L’articolo 10, comma 2, del D.Lgs. 231/2007, stabilisce che le disposizioni contenute nel decreto, fatta eccezione per gli obblighi di identificazione e registrazione indicati nel Titolo II, Capi I e II, si applicano altresì: (…) agli uffici della pubblica amministrazione.

All’art. 41 del D.Lgs. 231/2007, si stabilisce che i soggetti indicati all’art. 10, comma 2 (e quindi gli uffici della Pubblica Amministrazione), inviano alla UIF, una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

All’art. 2 del D.M. 25/09/2015, viene stabilito che il D.Lgs. 231/2007 si applica agli uffici della pubblica amministrazione, che vengono indicati come “operatori”, e che ai fini del D.Lgs. 231/2007  per  «soggetto  cui  è  riferita l’operazione» si  intende  il  soggetto (persona  fisica  o  entità giuridica) nei   cui   confronti   gli   uffici   della    pubblica amministrazione  svolgono  un’attività  finalizzata   a   realizzare un’operazione a contenuto economico, connessa con la  trasmissione  o la movimentazione di mezzi di pagamento o con la realizzazione di  un obiettivo  di  natura  finanziaria  o  patrimoniale  ovvero  nei  cui confronti  sono  svolti  i  controlli  di  competenza  degli   uffici medesimi.

Inoltre, proprio con il recentissimo D.M. 25/09/2015, sono stati determinati gli indicatori di anomalia al fine di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo da parte degli uffici della pubblica amministrazione.

Sempre il D.M. 25/09/2015, all’art. 3), comma 6, individua proprio per i soggetti che operano nei settori della pubblica amministrazione relativi ai controlli fiscali, una serie di indicazioni di allerta e quindi di anomalia, riferibili all’incoerenza con l’attività o il profilo economico patrimoniale del soggetto cui è riferita l’operazione, all’assenza di giustificazione economica, all’inusualità, illogicità, elevata complessità   o significativo ammontare dell’operazione.

Nell’ambito della propria attività legata al controllo delle istanze previste per la voluntary disclosure, l’Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dalla data di esecuzione dei versamenti dovuti dal contribuente, dovrà comunicare all’autorità giudiziaria competente la conclusione della procedura di collaborazione volontaria, per l’utilizzo dell’informazione relative alla:

  1. esclusione della punibilità per i delitti di cui agli articoli 2, 3, 4, 5, 10-bis e 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, e successive modificazioni;
  2. esclusione della punibilità delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale, commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a) del presente comma.

OBBLIGO DI DENUNCIA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Oltre a questo, sempre l’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 331 c.p.p. dovrà riferire all’autorità giudiziaria tutti i fatti penalmente rilevanti di cui verrà a conoscenza in seguito all’adesione del contribuente alla voluntary disclosure.

DENUNCIA E SEGNALAZIONE ALLA UIF

Vi è da notare, che l’inoltro della denuncia all’Autorità Giudiziaria ex art. 331 del c.p.p. da parte dell’Agenzia delle Entrate, non la esonera dall’effettuare anche la segnalazione di operazioni sospette alla UIF ai sensi dell’art. 41 del D.lgs 231/2007, poiché all’art. 4, comma 7, del D.M. 25/09/2015 è stato chiarito in maniera cristallina, che la segnalazione di operazione sospetta è un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e va effettuata indipendentemente dall’eventuale denuncia all’autorità giudiziaria.

Infine, proprio con riferimento all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette da parte dell’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle attività connesse con la voluntary disclosure, potrebbero essere di ausilio (anche se sarà molto complicato), alcune considerazioni che nei mesi precedenti sono apparse sulla stampa specializzata, e cioè quelle legate alla non obbligatorietà di effettuare la segnalazione alla UIF, nel caso in cui il sospetto sia desunto da condotte non punibili per effetto del perfezionamento della procedura, poiché certamente, il D.Lgs. 231/2007, non ha previsto come per i professionisti all’art. 12, comma 2, una generale esimente normativa, ovviamente limitata alle casistiche ivi previste.

Di: Dott. Antonio Fortarezza
Antonio_Fortarezza_80x80_001Dottore Commercialista in Milano
Direttore scientifico Ateneos Studi e Ricerche

Trust, sorvegliato speciale dalla normativa antiriciclaggio. Nuove indicazioni di rischio per l’attività dei professionisti.

Di: Dott. Antonio Fortarezza

Trust e antiriciclaggio

E’ già da moltissimo tempo che il Trust è sotto la lente di ingrandimento da parte del fisco, e proprio la Guardia di Finanza nei vari rapporti individua tale strumento come potenzialmente idoneo  a costituire un patrimonio separato che, in concreto, viene sottratto a pignoramenti e sequestri promossi da eventuali creditori.

Non dimentichiamo tra l’altro, che se il disponente ha ingenti debiti tributari nei confronti del fisco, e attraverso il Trust aliena simulatamente i propri beni o compie altri atti fraudolenti, finalizzati a rendere inefficace la riscossione, viene integrato il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, che è punito con la reclusione fino a 6 anni.
In tali particolari situazioni, per i professionisti che assistono il cliente, il rischio di essere coinvolti, anche a loro insaputa in situazioni di particolare gravità, è elevatissimo e concreto.
Sia ben chiaro, che le problematiche potrebbero essere non solo quelle di rischiare una sanzione amministrativa per l’omessa segnalazione di operazioni sospette (che in tali casi andrà fatta), bensì anche quelle di entrare nel sistema della repressione nei casi in cui concorra e partecipi alle condotte illecite del cliente o aiuti lo stesso in varie forme e modi, ad agevolarne l’esecuzione.

Tra l’altro, sempre in materia di criticità legate al Trust, anche la Cassazione, proprio recentemente, ha evidenziato che

…ove risulti che la perdita del controllo dei beni da parte del disponente sia solo apparente, il trust è nullo (sham trust) e non produce l’effetto segregativo che gli è proprio…

TRUST INDICATORI DI ANOMALIA E OBBLIGO DI SEGNALAZIONE SOSPETTA

Allo scopo di individuare eventuali anomalie, proprio con riferimento all’istituto del Trust, l’UIF in data 2/12/2013, ha emanato uno specifico provvedimento in cui vengono individuate una serie di situazioni al verificarsi delle quali i professionisti devono prestare la massima attenzione.
Tali situazioni, individuate nel provvedimento emanato dalla UIF, sono tali almeno da far ritenere le situazioni descritte anomale ai fini della segnalazione di operazioni sospette, ed oggetto di una particolare analisi da parte dei professionisti.

Questo perchè, dobbiamo sapere che gli indicatori di anomalia, servono al professionista per individuare anomalie nel rapporto con il cliente finalizzate a valutare l’inoltro di una segnalazione di operazioni sospette ma anche alla Guardia di Finanza per valutare l’obbligo da parte del professionista di segnalare l’operazione sospetta.

ISTITUZIONE DEL TRUST DI UN SOGGETTO GRAVATO DA DEBITI

Ad esempio nel documento pubblicato dalla UIF, la situazione in cui il soggetto che istituisce il Trust risulti gravato da una situazione di difficoltà finanziaria o prossima all’insolvenza, o gravato da ingenti debiti nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria, è già di per se idonea ad integrare una anomalia che potrebbe portare il professionista ad effettuare una segnalazione di operazione sospetta.

COINCIDENZA TRA DISPONENTE E TRUSTEE (TRUST AUTODICHIARATO)

Altra anomalia evidenziata nella casistica esaminata dalla UIF, è la coincidenza tra disponente e trustee (cd. trust autodichiarato), tra disponente e guardiano, ovvero sussistenza di rapporti di parentela o anche di lavoro subordinato fra gli stessi.

ISTITUZIONE DEL TRUST IN PAESI A RISCHIO O NON TRASPARENTI

Sotto il profilo soggettivo, ove già non fosse sufficientemente chiaro, viene individuata come area di sospetto, l’istituzione del trust in paesi o territori a rischio, specie se il disponente o un beneficiario è residente in Italia, o se il fondo sia costituito anche con beni immobili siti in Italia.
Compreso anche la collocazione del trust al vertice di una complessa catena partecipativa, soprattutto se con diramazioni in paesi o territori a rischio.

Con riferimento alla normativa antiriciclaggio, anche senza il chiarimento del 2/12/2013 dell’UIF, che il Trust fosse elemento di grande attenzione da parte di Avvocati, Commercialisti e Notai era già ben chiaro.

In effetti, nella legge, quando si parla di Trust, per individuare il titolare effettivo si fa riferimento alla persona fisica o alle persone fisiche beneficiarie del 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica, se i futuri beneficiari sono già stati determinati; ovvero, alla categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l’entità giuridica, se le persone che beneficiano dell’entità giuridica non sono ancora state determinate.

ADEGUATA VERIFICA ANTIRICICLAGGIO FRAUDOLENTA

Non dimentichiamoci, che la normativa antiriciclaggio ha previsto una sanzione penale specifica nel caso in cui il destinatario degli obblighi durante lo svolgimento dell’adeguata verifica,  ad esempio, pur avendo contezza del titolare effettivo, in qualche modo, non lo evidenzi all’interno del proprio fascicolo previsto dalla legge.
Infatti, la norma prevede che quando gli obblighi di identificazione e registrazione sono assolti con mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’individuazione del soggetto che ha effetuato l’operazione, le sanzioni sono raddoppiate.

TRUST E CONTROLLI ANTIRICICLAGGIO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Anche la Guardia di Finanza, nella sua circolare operativa sui controlli ai professionisti in materia di antiriciclaggio, individua nell’assistenza professionale al Trust un area di grande attenzione.
In particolare nella circolare della Guardia di Finanza sulle ispezioni antiriciclaggio, si evidenzia che in fase di preparazione del campione delle posizioni da esaminare per gli obblighi di adeguata verifica, particolare attenzione andrà riservata alle prestazioni professionali attinenti alla consulenza, organizzazione o gestione di Trust.
Mentre invece per la verifica dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette, sempre per la preparazione del campione da sottoporre a controllo, la Guardia di Finanza richiederà al professionista l’elenco dei clienti per i quali le prestazioni professionali sono state contraddistinte da determinate causali (ad, esempio, gestione di strumenti finanziari, operazioni di finanza straordinaria, operazioni di vendita di beni mobili ed immobili), ovvero riconducibili ad attività comunque collegate, anche indirettamente, a trust, fiduciarie o ad enti no-profit.

Ricordiamo che, per tale tipologia di attività ispettiva, la Guardia di finanza, potrà acquisire tutta la documentazione conservata dal professionista ispezionato ai sensi della normativa antiriciclaggio, ovvero quella detenuta ad altro titolo dal medesimo ma comunque ritenuta rilevante ai fini di una compiuta ricostruzione dell’effettiva operatività della clientela e del relativo profilo rischio.
E durante tale attività ispettiva, altri incroci e riscontri potranno essere possibili attraverso l’esame degli strumenti informatici in uso al professionista oggetto del controllo, ed in particolare mediante le e mail e gli altri documenti eventualmente acquisiti in sede di accesso.

Quindi per i professionisti che operano nel campo dell’assistenza a questo particolare istituto, in caso di controlli da parte della Guardia di Finanza sul rispetto degli obblighi antiriciclaggio, è praticamente certo che tali prestazioni professionali verranno esaminate con particolare attenzione.

Nel recente provvedimento dell’UIF, le autorità competenti richiamano i professionisti alla massima attenzione quando a vario titolo entrano in rapporto con un Trust, soprattutto nei casi in cui tale istituto possa venire utilizzato per finalità illecite ovvero per finalità diverse rispetto a quelle inizialmente dichiarate dal cliente.

TRUST E OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO DEI PROFESSIONISTI

Il professionista, nei casi di assistenza al cliente sul tema del Trust, dovrà fare particolare attenzione già in fase di incarico avendo cura di ottenere dal proprio cliente, una dichiarazione responsabile sullo scopo e sulla natura prevista dalla prestazione professionale.
Inoltre è preferibile che il professionista nel caso di assistenza professionale, richieda al cliente sempre l’ultima versione dell’atto istitutivo del Trust, e richieda altresì informazioni finalizzate a conoscere se si versi in una situazione finanziaria di difficoltà o prossima all’insolvenza o in una situazione gravata da ingenti debiti tributari e proprio per la delicatezza degli obblighi, tali informazioni siano acquisite mediante una dichiarazione sottoscritta dal cliente.

TITOLARE EFFETTIVO NEL TRUST

Per la normativa antiriciclaggio, il titolare effettivo è la persona fisica per conto della quale è realizzata un’operazione o un’attività, ovvero, nel caso di entità giuridica, la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano tale entità, ovvero ne risultano beneficiari.

Per titolare effettivo nel caso dei Trust, s’intende:

  • se i futuri beneficiari sono già stati determinati, il titolare effettivo è la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica;
  • se le persone che beneficiano dell’entità giuridica non sono ancora state determinate, il titolare effettivo va individuato nella categoria di persone nel cui interesse principale e’ istituita o agisce l’entità giuridica;
  • il titolare effettivo è la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica.

Venezia 25/09/2015 – Convegno Antiriciclaggio avvocati. I controlli e le ispezioni della Guardia di Finanza negli Studi Legali

Venezia_150622_25-09-15In data 25 settembre 2015, la sezione di Venezia del Movimento Forense (insieme alla Camera Avvocati di San Donà di Piave e VEDA Formazione), a seguito dell’introduzione del nuovo reato di autoriciclaggio e le recenti indicazioni operative della IV Direttiva Antiriciclaggio, ha fatto il punto degli obblighi antiriciclaggio per gli studi legali in un importantissimo e partecipato convegno organizzato a Venezia.

L’evento, con un importante programma, è stato accreditato ai fini della Formazione Professionale Continua dall’Ordine degli Avvocati di Venezia.

I relatori della giornata di approfondimento sono stati:

Avv. Victor Rampazzo
Presidente del Movimento Forense Sezione di Venezia

Dott. Donato Montagna
Colonnello della Guardia di Finanza in congedo ed esperto di normativa antiriciclaggio

Dott. Antonio Fortarezza
Commissione Antiriciclaggio ODCEC di Milano
Autore e docente in materia di antiriciclaggio per i professionisti

Venezia_25-09-15_Avv_Rampazzo_VictorI lavori introduttivi del convegno per gli avvocati sono stati svolti dall’Avv. Victor Rampazzo, che con una sequenza ragionata ed organica, ha esposto gli obblighi antiriciclaggio per gli avvocati, evidenziando per il buon esito dell’incontro una serie di casistiche tipiche della professione forense che sarebbero state approfondite durante la giornata.
L’Avv. Victor Rampazzo, ha posto altresì all’attenzione dei presenti, la grandissima sensibilità ai temi della normativa antiriciclaggio e della loro diffusione tra gli Avvocati, da parte del Movimento Forense, che come già in precedenti occasioni, si è dimostrato sempre molto attento all’evoluzione e ai nuovi bisogni legati alla professione legale.
In effetti, viene ribadito, che questo convegno è l’evoluzione di un precedente incontro sempre sul tema della normativa antiriciclaggio, svoltosi a Musile del Piave (Ve) il 3/6/2015, che ha avuto un grandissimo successo e di partecipazione.

Venezia_150532_25-09-2015Successivamente, la parola è passata al Dott. Antonio Fortarezza, che con una introduzione di carattere organizzativo, ha messo in evidenza quelle che sono le modalità operative con cui adempiere all’obbligo dell’adeguata verifica per gli Avvocati, concentrandosi su un piano squisitamente pratico e con il coinvolgimento della sala.
Gli aspetti su cui si è discusso molto sono stati una serie di obblighi, quali l’identificazione del cliente e del titolare effettivo in casi particolari e gli obblighi di registrazione, su cui il relatore ha risposto alle numerosissime domande da parte degli Avvocati presenti.
Un momento di grande interesse vi è stato nell’esaminare alcune casistiche di grandissimo rischio nello svolgimento dell’attività professionale dell’Avvocato, in cui tra l’altro sono stati richiamate alcune indicazioni di carattere operativo sia nazionali che internazionali.

Venezia_25-09-15_Dott_Montagna_DonatoLa parola è poi passata al Dott. Donato Montagna, che nella sua attività di Ufficiale della Guardia di Finanza, è stato impegnato per moltissimi anni in attività ispettive in materia fiscale, antiriciclaggio e reati connessi ai crimini di carattere economico finanziario.
Tra l’altro, il Colonnello Montagna, proprio sul fronte della normativa antiriciclaggio per gli Avvocati, è stato molto impegnato nella diffusione dei vari obblighi, per una piena e condivisa consapevolezza della normativa per gli Studi Legali.
In apertura della relazione del Dott. Donato Montagna, sono state delineate le principali attività ispettive condotte dalla Guardia di Finanza, sul fronte della repressione di condotte illecite, rimarcando la grande attenzione a livello di sistema della normativa antiriciclaggio che vede quali destinatari anche gli Avvocati.

L’Ufficiale della Guardia di Finanza, ha individuato fin da subito i vari obblighi antiriciclaggio per lo studio Legale, ponendo l’attenzione degli adempimenti, fin dalle prime fasi del rapporto con il cliente, e concentrandosi sull’adeguata verifica e quindi sulle modalità di controllo della Guardia di Finanza negli studi Legali.
Ha messo chiaramente in evidenza agli Avvocati presenti, che:

…per gli Avvocati, nessuna esclusione è prevista per quanto concerne l’obbligo di adeguata verifica della clientela durante lo svolgimento, in qualsivoglia forma, dell’attività professionale, contemplato dall’art. 16 del decreto…“,

Un momento di grande attenzione, nel corso della relazione del Colonnello Montagna, vi è stato quando sono state illustrate le posizioni in materia di antiriciclaggio da parte del Consiglio Nazionale Forense sia con riferimento all’adeguata verifica per gli Avvocati, sia con riferimento al segreto professionale.
Con riferimento inoltre agli obblighi antiriciclaggio per gli Avvocati nel corso dell’attività giudiziaria, richiamandosi a quanto espresso dal CNF, ha ribadito che:

 “…esiste obbligo di adeguata verifica della clientela per i trasferimenti immobiliari in sede di giudizi di separazione o divorzio; per le cause di divisione immobiliare; per le cause di usucapione; per le azioni ex art. 2932 c.c. Ciò in quanto, a condizione che il valore dei beni sia pari o superiore a 15.000,00 euro, i procedimenti anzidetti sono finalizzati al trasferimento di diritti reali su beni immobili…”

Non sono mancati durante l’intervento del Dott. Donata Montagna, le domande da parte degli Avvocati, e soprattutto importanti richiami del relatore ai riferimenti normativi.

In conclusione dei lavori, i relatori hanno animato il dibattito con gli avvocati presenti in aula, rispondendo a numerosissime domande, grazie alle quali sono stati soddisfatti anche gli ultimi dubbi.

Musile di Piave (Ve) 03/06/2015 – Antiriciclaggio avvocati. Con il Movimento Forense, adeguata verifica e le questioni pratiche.

Di: Cesare Montagna – Redazione Veda

In data mercoledì 3 giugno a Musile di Piave (Ve), si è tenuto presso il centro polivalente Bressanin Sicher il seminario sulla normativa antiriciclaggio per gli Avvocati, organizzato dal Movimento Forense Sezione di Venezia da Veda Formazione e dalla Camera degli Avvocati di San Donà di Piave.

La giornata di approfondimento, fortemente voluta dall’Avvocato Victor Rampazzo, Presidente del Movimento Forense Sezione di Venezia, si è posta come obiettivo primario quello di definire la posizione degli avvocati in relazione ai vari obblighi in materia di antiriciclaggio.

Ad introdurre i lavori del seminario organizzato su misura per gli avvocati è stato l’Avvocato Victor Rampazzo, il quale dopo una interessantissima esposizione degli aspetti normativi della legge antiriciclaggio, ha delineato una serie di questioni e domande che durante la giornata avrebbero trovato risposta.

Antiriciclaggio avvocati venezia 4Successivamente, ci si è concentrati su un piano squisitamente pratico, con la proiezione in aula di un interessante tutorial che ha introdotto gli avvocati presenti, alla gestione dell’Archivio Informatico, importante presidio nell’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ricordando che le modalità di registrazione dei dati per la normativa antiriciclaggio prevedono in alternativa anche l’utilizzo del registro antiriciclaggio su supporto cartaceo.

Procedendo nei lavori, ha preso la parola il Dott. Antonio Fortarezza, componente della Commissione Antiriciclaggio del CNDCEC nonché segretario della Commissione Antiriciclaggio dell’ODCEC di Milano, che dopo l’esposizione di una interessante casistica di attività professionali che vedono l’avvocato coinvolto nei vari obblighi antiriciclaggio, ha introdotto e delineato un approccio alla normativa ispirato al concetto di organizzazione e di conoscenza del cliente sotto un profilo procedurale.

In effetti, il Dott. Fortarezza Antonio, ha chiarito che

“…in materia di normativa antiriciclaggio comanda il rischio, quindi, le modalità con cui svolgere le varie attività di presidio devono essere ispirate ad una attenta valutazione del rischio di riciclaggio del cliente o della prestazione professionale. E’ questo che vuole sia il legislatore nazionale che l’intero sistema di prevenzione internazionale…”.

Antiriciclaggio avvocati venezia 2Il relatore ha individuato fin da subito i vari obblighi antiriciclaggio dell’Avvocato da quando lo stesso assume l’incarico, rimarcando con grande attenzione l’importanza della conoscenza del cliente per quanto previsto dalla normativa di prevenzione, ed in particolare sulle modalità di identificazione sia del cliente che del titolare effettivo, esponendo degli esempi ed esemplificazioni pratiche operative.

All’avvocato è anche richiesto dalla legge antiriciclaggio, di ottenere dal proprio cliente, la motivazioni per cui è richiesta la prestazione professionale, ciò significa raccogliere le informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto che si va ad instaurare e conservarle nel fascicolo antiriciclaggio.

Come ha spiegato il Dottor Fortarezza, non meno rilevante risulta essere il controllo costante nel tempo qualora si tratti di un rapporto continuativo con il cliente, poiché la norma prevede che l’avvocato non esaurisca i propri obblighi soltanto in fase di identificazione, bensì per tutta la durata del rapporto professionale.

L’identificazione del cliente di par suo ricopre un’importanza tale che se il titolare effettivo non è identificabile, la prestazione non deve nemmeno cominciare.

Ed in effetti è stato chiarito che se l’avvocato non riesce a svolgere l’adeguata verifica non può continuare la propria prestazione professionale.

Nel corso della relazione, vi è stato un momento di grande attenzione, quando sono state illustrate le posizioni in materia di antiriciclaggio da parte del Consiglio Nazionale Forense in un recentissimo parere, soprattutto nella parte in cui il CNF ha chiarito che

…nessuna esclusione è invece prevista per quanto concerne l’obbligo di adeguata verifica della clientela durante lo svolgimento, in qualsivoglia forma, dell’attività professionale, contemplato dall’art. 16 del decreto…“,

e che

“…esiste obbligo di adeguata verifica della clientela per i trasferimenti immobiliari in sede di giudizi di separazione o divorzio; per le cause di divisione immobiliare; per le cause di usucapione; per le azioni ex art. 2932 c.c. Ciò in quanto, a condizione che il valore dei beni sia pari o superiore a 15.000,00 euro, i procedimenti anzidetti sono finalizzati al trasferimento di diritti reali su beni immobili…”

Antiriciclaggio avvocati venezia 5Non sono mancati durante l’intervento del Dott. Fortarezza Antonio, ulteriori consigli per la pratica quotidiana, come l’enunciazione dei contenuti del fascicolo del cliente, una pratica di fondamentale importanza che però viene spesso sottovalutata, e le modalità per la registrazione e la conservazione dei dati raccolti ai fini della normativa antiriciclaggio.

Ulteriore attenzione è stata posta sugli indicatori di anomalia, ovvero quei segnali che permettono di capire se un cliente con le sue richieste ed i suoi comportamenti sta esponendo il professionista al rischio di riciclaggio. Quest’ultimo aspetto, il rischio, è stato soggetto di un’approfondita analisi, risultando a tutti gli effetti un elemento cardine con cui soppesare il proprio agire.

In conclusione dei lavori, i relatori hanno animato il dibattito con gli avvocati presenti in aula, rispondendo a numerosissime domande, grazie alle quali sono stati soddisfatti anche gli ultimi dubbi.

Schio (Vi) 03/12/2014 – Normativa antiriciclaggio per Avvocati con Associazione Nazionale Forense Vicenza

In data 3 dicembre 2014, l’Associazione Nazionale Forense Vicenza, in collaborazione con Veda Formazione, ha proposto a tutti i propri associati, un incontro formativo gratuito sulla normativa antiriciclaggio per gli Avvocati.

ANF_logo

“Gli obblighi in materia di antiriciclaggio per gli Avvocati. Gli aspetti operativi dell’adeguata verifica del cliente, la registrazione e la conservazione dei dati e la segnalazione di operazioni sospette”,

L’incontro è stato coordinato dal Consiglio Direttivo dell’A.N.F. Vicenza, che ha voluto offrire ai propri associati, un momento di approfondimento sulla normativa antiriciclaggio dal taglio pratico e focalizzato sulle esigenze specifiche degli studi legali.

Il Corso si è tenuto mercoledì 3 DICEMBRE 2014, dalle ore 14.15 sino alle 18.30 circa, presso la sala meeting della ASCOM – CONFCOMMERCIO di Schio (VI) in Via Battaglione Val Leogra n. 39 (ingresso tra il Teatro Astra e la Pescheria Agostini) ed è stato riservato agli iscritti all’Associazione.

L’evento è stato accolto con grandissimo entusiasmo dagli Avvocati iscritti all’A.N.F. Vicenza, e la giornata formativa si è concentrata sui temi legati alla normativa antiriciclaggio per gli Avvocati sotto un profilo degli adempimenti pratici.

Visualizza la locandina

L’evento è stato accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza con riconoscimento di n. 4 crediti formativi.

Vicenza 28/11/2014 – Convegno antiriciclaggio per lo Studio legale con l’Ordine degli Avvocati di Vicenza

logo avvocati vicenzaCon la grandissima partecipazione al convegno organizzato a Vicenza in data 28/11/2014 (locandina del convegno), si conferma la grande sensibilità e attenzione ai temi legati alla normativa antiriciclaggio dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza.

Il tema degli obblighi antiriciclaggio per gli Avvocati, è molto caldo e sta diventando di grande importanza, soprattutto a seguito dei recentissimi chiarimenti forniti agli Avvocati dal Consiglio Nazionale Forense.
Quando gli avvocati sono destinatari degli obblighi antiriciclaggio, è previsto dall’art. 12) del D.Lgs. 231/2007, e nonostante l’articolazione della definizione, di matrice internazionale, il comune denominatore che rende destinatari degli obblighi antiriciclaggio gli Avvocati, è il denaro o altre attività economiche.

vicenza_foto11_28-11-2014In effetti, fin dalle prime battute di avvio del convegno, si è percepito immediatamente nella sala, oltre che una interessante preparazione degli Avvocati presenti, una grande partecipazione alla discussione.

Gli obblighi antiriciclaggio per gli Avvocati, in realtà, non sono recentissimi: la normativa che ha visto come destinatari anche gli Avvocati risale infatti al 22/04/2006 e successivamente ampliata con effetto dal 29/12/2007, dal D.Lgs 21 novembre 2007, n. 231, che ha recepito nel nostro ordinamento nazionale, la III Direttiva UE in materia di lotta al riciclaggio, introducendo il concetto di adeguata verifica del cliente e di titolare effettivo.

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La normativa antiriciclaggio per gli Avvocati, è un argomento molto articolato, e che coinvolge molti aspetti del rapporto storicamente di fiducia che si instaura tra professionista e cliente, e soprattutto l’Ordine degli Avvocati di Vicenza, fin dai primi anni dall’introduzione di queste norme, è stato sempre molto attento e pronto a divulgare gli argomenti ai propri iscritti di Vicenza, anche mediante la pubblicazione sul proprio sito web, di un vademecum sugli adempimenti dello Studio Legale, in cui sono presenti utili indicazioni in tema di antiriciclaggio.

vicenza_foto2_28-11-2014Nonostante l’articolazione del tema, durante il convegno si è cercato di fare un po’ di chiarezza fra gli Avvocati, che tra l’altro, sono fra gli attori principali del sistema della prevenzione e contrasto del fenomeno del riciclaggio.
I lavori del convegno sono stati coordinati dal Dott. Antonio Fortarezza (Componente della Commissione Antiriciclaggio ODCEC di Milano) grande esperto nella normativa e nelle procedure antiriciclaggio per i provessionisti, ed in particolare per gli obblighi antiriciclaggio per gli Avvocati.

Guida antiriciclaggio per gli Avvocati e per gli Studi Legali.

L’International Bar Association ( IBA ), in collaborazione con l’ American Bar Association ( ABA ) e il Consiglio degli Ordini Forensi dell’Europa ( CCBE ), ha pubblicato una interessantissima guida operativa al fine di fornire agli avvocati di tutto il mondo indicazioni pratiche per individuare e prevenire il riciclaggio di denaro.
La Guida è una risorsa importante per gli avvocati e gli studi legali per evidenziare le preoccupazioni etiche e professionali in materia di antiriciclaggio e per aiutare gli stessi, a rispettare i loro obblighi in materia di normativa antiriciclaggio nei diversi paesi del mondo.

La necessità di elaborare un documento operativo congiunto sulla normativa antiriciclaggio, è nata su iniziativa degli avvocati di IBA , ABA e CCBE, che negli ultimi anni hanno raccolto una serie studi di casistiche di partecipazione inconsapevole di avvocati negli schemi del riciclaggio di denaro.

La guida comprende:

  • una sintesi di alcune fonti internazionali e nazionali, degli obblighi antiriciclaggio;
  • la discussione delle vulnerabilità della professione legale per l’abuso dei servizi da parte dei criminali nell’ambito del riciclaggio di denaro;
  • una sezione sull’approccio basato sul rischio, per la rilevazione di segnali di allarme e su come rispondere ad essi;
  • casi di studio per illustrare come molte criticità possono sorgere nel contesto della consulenza legale.

Questa guida operativa, unica nel suo genere, si concentra sugli obblighi di legge che gli avvocati hanno in diverse situazioni durante lo svolgimento della loro attività professionale.
Vengono illustrate le più recenti tecniche per evitare il coinvolgimento degli avvocati nel riciclaggio di denaro.
Inoltre, la Guida fornisce stimolante commenti sugli obblighi etici che hanno gli avvocati – per esempio, essere attenti a ritrovarsi coinvolti in attività criminali e facendo attenzione a non agevolare il lavoro dei criminali.