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Antiriciclaggio. Il perchè della norma e le sue fonti

In tutto il mondo, in moltissimi paesi, si è sentita la necessità di emanare una specifica normativa di contrasto e prevenzione del fenomeno del riciclaggio, poiché, la circolazione del denaro di provenienza illecita, modifica ed inquina l’economia legale, danneggiando ed indebolendo l’intero sistema produttivo.
L’intera comunità internazionale si è, quindi, mobilitata per contrastarne il funzionamento ed intervenire con una normativa volta sia a reprimere che a contrastare e/o prevenire il fenomeno del riciclaggio.
In Italia, esiste una normativa di repressione, contenuta nel codice penale, e una normativa di contrasto e prevenzione introdotta con il D.Lgs 231/2007.
La condotta di riciclaggio, è stata definita come un crimine “in movimento”, in quanto il fenomeno della ripulitura del denaro di provenienza illecita, è diventato sempre più complesso e viene realizzato talvolta con una articolazione di attività, spesso lecite, il cui scopo è quello di fare disperdere le traccie della provenienza delittuosa del denaro.
Sul fronte della repressione, nel nostro ordinamento il reato di riciclaggio è stato introdotto nel 1979 con l’art. 648 bis c.p. allo scopo di contrastare principalmente i reati presupposto di rapina aggravata, di estorsione e di sequestro di persona. Con le modifiche successive al 648 bis c.p. e con l’introduzione del 648 ter c.p. (che introduce il concetto di reimpiego) si sono aggiunti quali reati presupposto, prima, il traffico di stupefacenti e l’associazione mafiosa e, poi, tutti i delitti non colposi e, quindi, anche i delitti tributari.
Mentre invece, sul fronte della prevenzione, per contrastare e prevenire il fenomeno del riciclaggio, il Consiglio delle Comunità Europee ha emanato nel tempo, tre Direttive aventi lo scopo di introdurre obblighi di collaborazione attiva da parte di alcuni soggetti operanti nel sistema economico finanziario:
1. la prima il 10 giugno 1991 (Direttiva n. 91/308/CEE c.d. I Direttiva Antiriciclaggio);
2. la seconda il 4 dicembre 2001 (Direttiva n. 2001/97/CE c.d. II Direttiva Antiriciclaggio);
3. la terza il 26 ottobre 2005 (Direttiva n. 2005/60/CE c.d. III Direttiva Antiriciclaggio e Antiterrorismo) modificata dalla Direttiva n. 2008/20/CE dell’11 marzo 2008.
Le tre direttive hanno introdotto, nel corso degli anni, importanti cambiamenti mirati al coinvolgimento di sempre più soggetti destinatari degli adempimenti volti a contrastare e/o prevenire le varie fasi della “ripulitura” di proventi illeciti.
I professionisti, entrano in gioco, quali destinatari della normativa antiriciclaggio, con la II Direttiva Comunitaria, che è stata recepita nel nostro ordinamento giuridico con D.Lgs. n. 56 del 20 febbraio 2004, e che ha avuto attuazione in data 22/04/2006 con il Decreto Mef del 03/02/2006 n. 141.
Una svolta epocale, in materia di normativa antiriciclaggio, si è avuto con la III Direttiva Comunitaria, recepita nel nostro ordinamento giuridico con il D.Lgs. 231/2007, entrato in vigore in data 29/12/2007.

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